McDonald’s lancia McVegan, il panino vegano: ma possiamo davvero fidarci?

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McDonald’s lancia McVegan, il panino vegano: ma possiamo davvero fidarci?
McVegan

McDonald’s lancia in Finlandia il McVegan, il panino senza carne o derivati di origine animale. Operazione di marketing o reale svolta nelle politiche aziendali? Un’analisi.


Visti i trend di mercato, che vedono crescere il numero di persone attente all’alimentazione e preoccupate dall’etica delle proprie scelte alimentari, la più grande catena di fast food al mondo corre ai ripari. E lancia il panino vegano, il McVegan.


Per ora il nuovo prodotto è disponibile solo in Finlandia, a Tampere. Il lancio è arrivato il 4 ottobre e questa prima fase di test si concluderà il 21 novembre. Dopodiché dovrebbe arrivare la diffusione globale. Ma siamo proprio sicuri di volerci rivolgere proprio al McDonald’s per i nostri pasti veg?


McVegan: va dove ti porta il mercato


Partiamo innanzitutto dal prodotto. Il McVegan ricalca quasi in tutto il classico Quarter Pounder, l’hamburger di carne bovina, tra i più venduti dalla catena.


Nella versione veg, l’hamburger è chiaramente di soia. A questo vanno ad aggiungersi lattuga, pomodoro, cipolla, sottaceti e la salsa McFeast in versione vegana. Ovviamente non ci sono formaggi o altri derivati del latte.


Anche se si tratta del primo panino veramente vegano, non è stata questa la prima mossa di McDonald’s per accattivarsi il pubblico che ha scelto di non mangiare carne. Era il 2014 quando, ad esempio, la catena apriva un proprio punto in India, dove per tradizione religiosa non viene consumata carne. Qui venivano offerti menu esclusivamente vegetariani.


Successivamente, il fast food ha lanciato anche il McVeggie, panino vegetariano con diversi tipi di verdura. Ma rendeva disponibili anche insalate e frutta di stagione, yogurt con cereali e gelati.


D’altronde il trend di mercato è molto chiaro. Se prendiamo in considerazione il solo mercato USA, ‘patria’ del McDonald’s, scopriamo che il numero dei vegani è cresciuto al 6% dei consumatori. Era appena all’1% nel 2014. Nel mondo, la popolazione vegetariana è invece circa il 5% del totale: su circa 7 miliardi di persone, stiamo parlando di un target potenziale di 350 milioni di consumatori.


Un’opportunità troppo ghiotta per McDonald’s e le altre catene di fast food.


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McVegan: ma noi non dimentichiamo…


Al di là delle implicazioni etiche della scelta di una catena di fast food globalizzata, che tende ad appiattire varietà e specificità locali, l’idea di un McVegan non ci entusiasma.


Prendiamo per esempio le patatine fritte. In teoria sarebbero anche quelle un piatto vegano. Peccato che il prodotto McDonald’s contenga latte idrolizzato (usato nella fase pre frittura) e un aroma di carne di manzo: appena 2 dei 19 ingredienti presenti nella ricetta americana. In Italia la situazione è un po’ diversa (qui le patatine Mc sono effettivamente vegan): ma la questione è soprattutto di principio.


Non dimentichiamo poi anche la qualità dei prodotti effettivamente impiegati. Qualche anno fa, lo chef inglese Jamie Oliver dichiarava che la carne degli hamburger era “inadatta al consumo umano”. Per non parlare poi delle politiche aziendali in termini di diritti dei lavoratori, della gestione sostenibile del packaging, dell’adescamento dei minori attraverso la pubblicità.


Insomma, per convincerci delle sue buone intenzioni McDonald’s dovrebbe fare di più di una semplice operazione di marketing. Dietro la presunta “svolta green” del McVegan, vorremmo cioè vedere un cambiamento vero, concreto in direzione di una maggiore responsabilità sociale e ambientale.


Riportiamo sul tema le parole di Adriano Fragano di Veganzetta, quanto mai efficaci:


«Quella di un Ronald McDonald’s “green” è la nuova faccia delle sconfinate zaibatsu: multinazionali che macinano corpi, vite, ambienti e diritti altrui in nome del profitto ma con un volto pulito, “verde” e quindi presentabile (si chiama greenwashing)».


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