Perché il tennis sta vedendo una crescita enorme in Italia
C’è un momento preciso in cui si capisce che la geografia emotiva di un Paese è cambiata: per l’Italia, quel momento coincide con lo sguardo fisso di milioni di persone incollate alla TV non per un calcio di rigore, ma per un dritto lungolinea. Il tennis in Italia non è più solo uno sport d’élite o un passatempo primaverile: si è trasformato in una febbre collettiva, in un fenomeno culturale ed economico che sta ridisegnando le abitudini degli italiani e i bilanci dello sport nazionale.
La febbre della racchetta conquista l’Italia: tennis ma anche padel
Dalla terra rossa al fenomeno di massa; numeri, freddi ma incontestabili, certificano una rivoluzione. La Federazione Italiana Tennis e Padel (FITP) ha chiuso l’ultimo anno con oltre 230 milioni di euro di ricavi, superando storicamente la FIGC (calcio) come federazione più ricca d’Italia. Dal 2020 a oggi, i tesserati sono aumentati di oltre il 260%. Campi comunali esauriti a qualsiasi ora, liste d’attesa interminabili nei circoli di provincia e racchette che vanno a ruba nei negozi: l’Italia si è riscoperta una nazione di tennisti.
A fare da traino a questo movimento non c’è solo l’esplosione sociale del padel per i praticanti occasionali, ma una ritrovata consapevolezza nel tennis d’altissimo livello. L’italiano medio oggi conosce le classifiche ATP, mastica i dettagli tecnici del “topspin” e calcola i punti della Race per Torino. Il tutto si traduce in una proliferazione di tutto ciò che ruota attorno al mondo della racchetta: siti e portali informativi, post e reels sui social, piattaforme specifiche con pronostici sul tennis da consultare.
L’effetto Sinner: l’eroe normale che ha cambiato tutto
Se il movimento di base era già in salute, a farlo decollare definitivamente verso la stratosfera è stato Jannik Sinner. Il tennista altoatesino è molto più di un campione: è un catalizzatore culturale. L’abbraccio sul campo centrale del Foro Italico tra lui e l’icona Adriano Panatta fotografa il passaggio di testimone perfetto, atteso per mezzo secolo. Sinner piace perché incarna un modello alternativo all’isteria sportiva a cui siamo abituati. È algido nei momenti di tensione, parla quasi sempre al plurale (“abbiamo vinto”, “il mio team”) e mostra un’etica del lavoro che affascina i giovani e commuove i vecchi appassionati. La “Sinnermania” ha spinto migliaia di bambini a iscriversi alle scuole tennis, trasformando uno sport storicamente individuale in un enorme rito collettivo d’identità nazionale. E alle sue spalle c’è un intero movimento compatto, con talenti come Musetti, Cobolli, Darderi e Paolini a dimostrare che non si tratta dell’exploit di un singolo, ma di un sistema che funziona a meraviglia.
Gli Internazionali di Roma e il miliardo d’oro
Il termometro più evidente di questa età dell’oro è il Foro Italico. Gli Internazionali d’Italia si sono confermati un successo monumentale, abbattendo il muro dei 418.000 spettatori paganti. Roma non è più solo una splendida tappa sulla terra battuta, ma un gigante economico in grado di generare, tra investimenti e indotto turistico, un impatto complessivo che sfiora il miliardo di euro, lasciando nelle casse dello Stato oltre 160 milioni di euro di entrate fiscali a fronte di zero contributi pubblici.
Vedere gli spalti del Centrale stracolmi, con un pubblico caldissimo che unisce appassionati storici a neofiti arrivati da ogni parte d’Europa, dà l’esatta misura di come il torneo di Roma sia diventato lo “Slam del Popolo”, un evento glamour e nazionalpopolare allo stesso tempo.
L’impatto sociale del tennis: perché questo boom durerà
Secondo i dati dell’Istituto per il Credito Sportivo, il tennis è lo sport con il più alto valore sociale in assoluto: per ogni euro investito negli impianti, la collettività ne riceve ben 5,3 in termini di benefici psicofisici e salute a lungo termine. Superati nettamente il calcio a 5 (3,9) e le palestre (3,2). La crescita del tennis italiano non è una bolla speculativa destinata a sgonfiarsi alla prima sconfitta. Ha radici profonde dovute a una programmazione federale lungimirante iniziata anni fa (con la TV di settore SuperTennis, la proliferazione di tornei Challenger sul territorio per far crescere i giovani e l’assegnazione delle ATP Finals a Torino). L’Italia ha smesso di essere una nazione che aspetta con ansia l’unica domenica di pioggia per non giocare a pallone. Oggi, impugnata la racchetta, guarda il mondo dall’alto della classifica e, per la prima volta nella sua storia recente, non ha nessuna intenzione di scendere dal trono.


