“VOMITEVOLI”: LA CRISI DELL’AQUARIUS – Controrassegna Blu #14

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“VOMITEVOLI”: LA CRISI DELL’AQUARIUS – Controrassegna Blu #14

Ecco la nuova edizione della Controrassegna Blu, la rassegna stampa di Byoblu: le notizie che i radar dell’informazione mainstream non rilevano. 


Dovevamo entrare nell’Era dell’Acquario, l’apoteosi della solidarietà. E invece siamo in quella della crisi dell’Aquarius, la nave dell’ONG che da tre giorni ospita centinaia di migranti raccolti ai confini con la Libia. Una crisi che si trasforma nella resa dei conti con l’Europa, troppo a lungo distratta, troppo a lungo ipocrita. La Spagna parla di profili penali per l’Italia, e il portavoce di En Marche, il partito di Macron, ci definisce “vomitevoli“.


Senti chi parla, ha commentato Di Maio. E in effetti, corre l’obbligo di ricordare cosa fanno gli spagnoli ai migranti che dal Marocco tentano di raggiungere le loro coste a nuoto: eccoli mentre nel 2014 gli sparano contro proiettili di gomma e di piombo, ferendoli e lasciandoli affogare. Così come ci corre l’obbligo di ricordare come la Francia respinga i migranti a Ventimiglia, con la polizia in assetto antisommossa, a suon di manganello, e di come trascini fuori dai treni le donne incinte, a Mentone.


Del resto, viene da chiedersi chi sia davvero vomitevole: chi decide di chiudere la porta di casa sua, o chi, senza nessun mandato popolare, organizza e pianifica l’arrivo di milioni di persone, sfruttando i cosiddetti taxi del mare pagati da Soros in pieno accordo con l’ex ministro degli Esteri, mettendo così la vita di milioni di persone a rischio? Sentite infatti cosa diceva Emma Bonino l’anno scorso (*):


Il fatto che nel 2014 e 2016 abbiamo chiesto che il coordinatore a Roma alla Guardia costiera e che gli sbarchi avvenissero tutti quanti in Italia l’abbiamo chiesto noi! L’accordo lo abbiamo fatto noi! Violando, peraltro, Dublino, ma quello sarà un altro discorso.


Parole che affondano la loro legittimazione in una stagione politica non molto lontana. Ricorderete tutti quando era D’Alema a dire che abbiamo bisogno di 30 milioni di immigrati in quindici anni… (*)


Nei prossimi quindici anni l’Europa, se vuole mantenere un livello demografico ragionevole, sostenere i suoi sistemi di protezione sociale e avere un decente sviluppo economico ha bisogno di almeno 30 milioni d’immigrati. Proprio una necessità!


E un rapporto delle Nazioni Unite ipotizzava uno scenario in cui entro il 2050 avremmo avuto bisogno di 150 milioni di nuovi italiani.


E mentre i giornali tuonano contro il nuovo Governo, il sondaggio di oggi lanciato da Byoblu sembra più che altro un plebiscito, perché il 96% di voi, sulla gestione del caso Aquarius, avrebbe fatto esattamente come ha fatto Salvini, senza nessun differenza tra simpatizzanti del Movimento 5 Stelle o della Lega, né tra uomini e donne. (qui i risultati)


Va però ricordato, che questa non è una partita di calcio. In questa terribile finale, il tabellone segna vite umane. Un pensiero va quindi alle prime vittime di questa lunga, insensata follia: le persone che ancora oggi sono in mare, soprattutto quelle che non ce l’hanno fatta o che non ce la faranno.


Aquarius: uno strumento politico contro il governo italiano?


• Venerdì 8 giugno: la nave Aquarius dell’organizzazione non governativa “SOS Mediterranee” lascia tempestivamente il porto di Catania
• Sabato notte: a seguito di numerose segnalazioni di soccorso, l’Aquarius imbarca 629 migranti.
• Domenica: è l’alba quando l’Aquarius punta la prua verso l’Italia, che tuttavia non ha dato nessuna autorizzazione allo sbarco
• Alle 4 il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, in accordo con quello dei Trasporti Danilo Toninelli, chiude i porti italiani e passa la palla a Malta.
• Quattro ore dopo Malta nega sia il soccorso sia l’autorizzazione allo sbarco
• Alle 7 iniziano le pressioni delle Nazioni Unite, che chiedono che l’Aquarius approdi in Italia
• Sono le dieci e mezza di sera, quando il Centro Coordinamenti Soccorsi Marittimi di Roma ordina alla Aquarius di fermarsi e di aspettare istruzioni, e dispone l’invio di due motovedette della Guardia Costiera con personale medico.
• Mezz’ora dopo il Premier maltese Joseph Muscat si dichiara preoccupato e accusa le autorità italiane di andare contro le regole”.
• Lunedì all’alba, la Aquarius è ancora lì, in attesa di istruzioni, mentre arriva il personale medico italiano.
• Alle 10:00 del mattino Salvini avverte anche la Sea Watch che i porti italiani sono chiusi.
• 11:20: Toninelli dice che l’Italia non può essere abbandonata a se stessa, e che l’Europa deve fare la sua parte
• Subito dopo arriva anche la Chiesa: Il Cardinale Ravasi twetta: “Ero straniero e non mi avete accolto”.
• Non è ancora mezzogiorno quando scoppia il caso politico: Filippo Nogarin, sindaco a Cinque Stelle di Livorno, apre il porto di Livorno alla Aquarius. Poco dopo, si rimangia tutto.
• All’una arriva la dichiarazione della Commissione Europea, ma solo per confermare che, in effetti, in questi casi… i regolamenti non chiariscono.
• Verso le tre entra in gioco la Spagna: il nuovo Premier Pedro Sanchez offre alla Aquarius il porto di Valencia.
• Sono le 4: Salvini offre di far sbarcare donne e bambini:, ma dalla ONG nessuna risposta.
• Alle 19:40, Medici Senza Frontiere, a bordo dell’Aquarius, conferma di avere ricevuto la disponibilità dell’Italia allo sbarco delle donne e dei minori.
• Intanto è in corso un vertice a Palazzo Chigi, alla fine del quale Salvini annuncia la sua visita in Libia entro un mese, e la chiusura dei porti a tutte le navi ONG.
• Nello stesso momento: la Aquarius rifiuta l’offerta di Sanchez con un tweet: il viaggio fino a Valencia non è sicuro”.
• Alle 9 di sera: la Aquarius è ancora lì… ferma al largo di Malta. Le trattative fervono..
• Verso mezzanotte, l’Italia chiede alla Sea Watch di coadiuvare l’Aquarius nel trasporto dei migranti a Valencia. Ma la ONG rifiuta collaborazione.
• Martedì, 06:00: Salvini e Toninelli dispongono la scorta e il trasferimento di una parte dei migranti a bordo dell’Aquarius a Valencia, grazie a navi italiane della Guardia Costiera e della Marina Militare. Intanto, la Aquarius viene rifornita di generi alimentari
• Sono passati quasi due giorni da quando 629 persone sono in mezzo al mare. E forse, finalmente, si intravede una soluzione.


Sono in molti a chiedersi cosa sia successo, come mai questa crisi senza precedenti sia scoppiata proprio adesso. All’improvviso sembra di essere tornati al 2017, prima del “codice Minniti”, ai taxi del mare, alle partenze in massa dalla Libia e alle ONG padrone dei porti. Da tempo non si assisteva a così tanti imbarchi sui gommoni dalle coste libiche. Perché? Azzardiamo qualche risposta.
Pochi sanno che negli ultimi tre mesi, il governo Gentiloni ha tagliato tutti i fondi alla Guardia Costiera libica, in barba agli impegni presi con Al-Serraj, ed ora le motovedette non hanno più neppure il carburante per intervenire. La UE ha stanziato fondi per Tripoli, ma chissà se e quando arriveranno. Poi c’è l’altro dato, un vero e proprio terremoto: la nomina del Governo Conte, e soprattutto di Matteo Salvini al Viminale, che hanno scatenato un’ondata di proteste da parte delle ONG sia a livello nazionale che internazionale, per il timore di un giro di vite al business dell’immigrazione. E se il Corriere parla dell’Aquarius come “un segnale al nuovo governo”, se Gino Strada dichiara di prevedere nuove ondate di arrivi, e se persino Saviano incita “gli uomini delle istituzioni” a disobbedire al Ministro dell’Interno, è realistico pensare che l’ondata di partenze di questi giorni, e quindi gli stessi migranti, siano un modo cinico e spietato di fare opposizione.
Nel frattempo, la Bild riferisce che in seguito ad una lite tra la Merkel e il suo Ministro degli Esteri, anche in Germania salta il Piano Migranti. L’impressione è che l’Italia stia mandando in ebollizione il business migratorio europeo, facendo saltare il coperchio umanitario sotto al quale si nascondeva.


Russia e Cina: l’altro summit


Quello appena trascorso è stato il weekend dei due summit. In Canada al tradizionale G7, paludato meeting dove da sempre le 7 nazioni più potenti del mondo si fanno i complimenti a vicenda, sono volati gli stracci: Trump arriva in ritardo, parte in anticipo, e poi si rifiuta di firmare il consueto documento congiunto. Le foto, ormai passate alla storia, testimoniano come il fronte unico si sia rotto, l’Italia sia passata improvvisamente al centro della scena, e gli equilibri mondiali stiano rapidamente cambiando. Tutt’altra aria invece al secondo summit, quello dello SCO a Qingdao in Cina, che ha visto russi e cinesi degustare serenamente pasticcini mentre Xi Jonping dichiarava “Il Presidente Putin e io pensiamo che il partenariato strategico globale tra Cina e Russia sia maturo, fermo e stabile”. Gli accordi tra i due Paesi si estendono ora come mai prima: scambi sull’energia nucleare, il gas, i corridoi energetici, i porti, arrivando a 100 miliardi di dollari. Presenti anche rappresentanti di Iran ed India, Putin ha dichiarato che lo SCO è ormai una grande forza globale. Insomma, tutto lascia presumere che il G7 sia oggi un “morto che cammina”, e qualcuno ipotizza che nel futuro, più che un G8, vedremo un G3 tra USA, Russia e Cina: le tre vere superpotenze del ventunesimo secolo.


Gli hacker cinesi beffano la Marina USA


Mentre aspettiamo che si verifichi l’ipotesi del G3, le superpotenze non se ne stanno con le mani in mano. Pochi giorni fa la Reuters ha infatti battuto questa notizia: Hacker cinesi hanno rubato documenti segreti USA sulla guerra sottomarina. Le informazioni rubate, 614 giga in tutto, riguardano un progetto riservato chiamato “Drago del Mare” che sarebbe dovuti entrare in servizio nel 2020 e che si occupa di sviluppo di missili antinave ipersonici. D’altronde, la capacità di “cyber war” o guerra cibernetica cinese preoccupa da tempo gli Stati Uniti: dagli attacchi hacker generici si è passati oggi ad attacchi mirati che spesso arrivano a destinazione, malgrado gli accordi firmati a suo tempo da Obama e Xi. Insomma, se il G3 si dovesse mai verificare, le superpotenze avranno molto da discutere. Ci auguriamo però che non finiscano anche loro a far volare stracci, perché sarebbe un pochino più pericoloso per tutti.


Fa flop la legge “psicopolizia” di Macron


Macron è universalmente considerato dai media come l’ultimo baluardo della civiltà europea, contro la barbarie populista che avanza. Come spesso accade, però, i media sono molto attenti a non diffondere le notizie che potrebbero disturbare la narrazione: come ad esempio la legge contro le fake news che Macron ha portato al Parlamento. Questa legge è stata accolta con tale raccapriccio dall’assemblea francese, da rinviarne la discussione a data da destinarsi. “Un grezzo tentativo di controllare l’informazione”, commenta Melenchon, mentre altri politici la definiscono “psicopolizia”, “legge liberticida”, “attacco alla libertà di espressione”. Ma cosa prevede la norma? Potere assoluto ai giudici di decidere, nel giro di appena 48 ore, se una notizia è falsa o vera, e persino se è stata scritta o meno “in malafede”. Possono quindi chiudere il sito che l’ha pubblicata o chiederne l’oscuramento ai social; e inoltre la possibilità, per l’autorità preposta, di chiudere emittenti straniere che trasmettono sul territorio nazionale. Tale riforma dovrebbe entrare in vigore tre mesi prima di ogni elezione nazionale, il suo scopo è quindi proprio quello di non influenzare il voto con le tanto temute “fake news”. Insomma, la diffusione delle informazioni in Rete fa paura, ma ancora più paura fa la democrazia.


Free Tommy Robinson


La storia è di quelle terribili, e ha scioccato l’opinione pubblica inglese. E’ partito tutto quando sono stati arrestati a Newcastle 29 uomini, ritenuti responsabili di aver stuprato oltre 700 bambine. Ma il fenomeno delle cosiddette “grooming gang” si è poi rivelato esteso a tutta la Gran Bretagna: ad esempio a Rothernam si ipotizza che le vittime siano più di 1500, altre mille a Telford, e la Polizia riporta nuove scoperte ogni giorno, oltre a casi di omicidio. L’efferatezza di tali bande, che drogano le bambine e poi le vendono come oggetti sessuali, ha destato l’indignazione popolare, anche perché molti membri delle gang sono stranieri e inoltre perché le autorità locali per molto tempo avevano sottovalutato le moltissime denunce, sembrando quasi complici.
Un giornalista indipendente, Tommy Robinson, aveva deciso di riportare in diretta le notizie dal tribunale dove i primi responsabili sono sotto processo. Ma non ha potuto farlo: è stato arrestato, processato in appena 5 ore e condannato a 13 mesi di reclusione, per aver violato la proibizione rivolta ai media di trasmettere immagini all’opinione pubblica. In un contesto del genere, è stato come gettare benzina sul fuoco: i cittadini, già sdegnati per le atrocità, le connivenze delle autorità, e il silenzio dei media, ieri si sono riversati in strada in migliaia chiedendo l’immediata liberazione di Tommy Robinson. E mentre a Londra si verificavano scontri con la Polizia, nelle ore successive giornalisti e commentatori inglesi e internazionali hanno chiesto la liberazione di un giornalista che voleva solo documentare un evento. Un evento che, forse, i cittadini non devono conoscere.


Servono vigili urbani? Si fa la colletta


Una piccola notizia dall’Italia. Piccola, ma significativa: rende molto bene l’idea del punto in cui si arriva quando “non ci sono i soldi”, quando i comuni sono vincolati al pareggio di bilancio, quando i servizi pubblici subiscono le conseguenze di tagli e riduzioni. Sono i cittadini a pagare… e in questo caso, pagano proprio usando il loro portafoglio. Siamo a Forte dei Marmi, la bella e prestigiosa città della Versilia famosa in tutto il mondo per le sue spiagge e la sua vita estiva. D’estate al Forte i cittadini aumentano, ma non aumenta la sicurezza: mancano infatti i vigili urbani. Così, cittadini, commercianti, albergatori si sono autotassati e hanno raggiunto la cifra di 160 mila euro, sufficienti per assumere venti vigili per la stagione.
Vigili urbani, cioè dipendenti pubblici, pagati grazie a una colletta tra cittadini: ci auguriamo di non dover arrivare mai a tanto per i vigili del fuoco.


(*) le clip sono nel video della controrassegna Blu #15

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