Ucciso a colpi di fucile: Soumayla era un uomo, un lavoratore, un amico, prima di essere un migrante

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Sacko Soumayla è morto a 29 anni ammazzato a colpi di fucile. Ma prima di chiamarlo "migrante", Soumayla era un ragazzo, un umile lavoratore, un amico. Uscito dalla tendopoli dove viveva per aiutare due ragazzi come lui a raccattare materiale per costruire una baracca dove vivere, Soumayla a casa non ci è più tornato: "Siamo partiti a piedi dalle tendopoli e giunti sul posto è arrivato qualcuno a bordo di una vecchia Panda" - dice Drame Madiheri, l'amico che era con lui - "Ho visto quell’uomo, bianco, col fucile. Sacko è stato colpito alla testa”. Così hanno visto morire sotto i loro occhi l'amico che lottava per i loro diritti e per i diritti di tutti i braccianti di Gioia Tauro che lavorano come schiavi nelle piantagioni per due euro all'ora. Una vita non può valere 2 euro. Nessuno merita di morire così. 

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