Tutti fanno i raggi X al M5S….noi vi informiamo chi è veramente Tajani e cosa diceva

Tutti fanno i raggi X al M5S….noi vi informiamo chi è veramente Tajani e cosa diceva

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ECCO CHI È VERAMENTE TAJANI E COSA DICEVA SU GIOVANNI FALCONE! Il condannato definitivo per frode fiscale Silvio Berlusconi, che foraggiò Cosa nostra per 20 anni in nero e che fondò Forza Italia con un altro condannato definitivo per concorso esterno in associazione mafiosa, Marcello Dell’Utri, non poteva che scegliere lui come candidato premier di Forza Italia: l’altro cofondatore del partito, Antonio Tajani.




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Molti oggi tessono le lodi del moderatissimo e istituzionale presidente dell’Europarlamento, uno che non ha mai cambiato casacca, che piace alla gente che conta e che persino Salvini ha mostrato di apprezzare. Eppure quasi tutti hanno dimenticato, e Tajani non sta certo lì a ricordarlo, che tempo fa l’aspirante premier del centrodestra prese una posizione chiara nello scontro tra i sostenitori e i detrattori dei paladini siciliani antimafia. E decise di schierarsi chiaramente contro Giovanni Falcone.Da cronista del Giornale, all’inizio del 1988, Tajani segue passo passo la vicenda della successione ad Antonino Caponnetto nella posizione di capo dell’ufficio istruzione del Tribunale di Palermo. In competizione ci sono l’anziano Antonino Meli e il giovane Giovanni Falcone che già si sta attirando molte invidie, antipatie e maldicenze (anche perché sta scardinando Cosa nostra con i successi del Maxiprocesso).
Tajani segue e scrive del dibattito interno al Csm nei giorni precedenti la famosa notte del 19 gennaio, quella in cui l’organo di autogoverno dei magistrati preferisce Meli a Falcone. Secondo molti, quell’episodio rappresenta l’inizio della fine per il giudice nemico numero uno dei corleonesi. E’ in quel momento che Falcone inizia a morire.
Tajani, oggi salvatore della patria designato da Berlusconi, il 7 gennaio del 1988 scrive, in un pezzo titolato significativamente “Il giudice fa carriera solo per ‘meriti antimafia’?”: “Sono mesi, però, che si lavora dietro le quinte per trasformare la nomina in una sorta di processo di beatificazione. Il nome sul quale si sono mossi gli accordi sotterranei è quello di Giovanni Falcone”.
Tajani verga resoconti a metà tra cronaca e retroscena, ma i toni sono evidentemente a sostegno di Meli e il logoramento ai danni di Falcone è a tratti smaccato. In altri due articoli di quei giorni, il presidente dell’Europarlamento parla delle fazioni interne al Csm che si combattono per far prevalere l’uno o l’altro nome. Ma i sostenitori del giudice ucciso a Capaci vengono ripetutamente definiti da Tajani “padrini”. I “padrini di Giovanni Falcone” oppure “L’idea del giudice-Rambo piace, invece, ai padrini del più giovane degli otto aspiranti alla successione di Caponnetto”. A buon intenditor.
Così come, all’antivigilia della decisione del Csm, Tajani scrive ancora che “Falcone ha perso consensi fra gli stessi giudici per il suo eccessivo interessamento alla promozione: troppi politici ne avrebbero caldeggiato la candidatura”.
Roba di 30 anni fa? Certo, ma perfettamente coerente con la storia di un personaggio che da lì a poco parteciperà per via diretta alla fondazione di Forza Italia. Fonte:movimentocinquestelle

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