PERCHÉ TRUMP METTE I DAZI? PICCOLA LEZIONE DI MACROECONOMIA AGLI INGENUI DIFENSORI DELL’EURO

PERCHÉ TRUMP METTE I DAZI? PICCOLA LEZIONE DI MACROECONOMIA AGLI INGENUI DIFENSORI DELL’EURO

A partire dal 23 marzo, cioè da quando saranno operativi i dazi su acciaio e alluminio messi da Trump, il mondo intero inizierà a ballare.


Mi spiego meglio.


Per riequilibrare il saldo commerciale (cioè il netto tra esportazioni ed importazioni), quindi per ridurre le importazioni, invece di contrarre la domanda interna attraverso ad esempio il consolidamento fiscale (come fece Monti nel 2011-2012), chi ha a cuore gli interessi della propria Nazione scarica parte del peso della competitività con l’introduzione dei dazi sui prodotti di importazione. Esattamente quello che ha in mente Trump negli Usa.


In tal modo, allo scopo di ritornare ad essere competitivi e riequilibrare il saldo commerciale, non si rende necessario comprimere i salari e i diritti dei lavoratori. Inoltre, aumentando con l’introduzione dei dazi i prezzi dell’acciaio e dell’alluminio da importare, i cittadini statunitensi saranno spinti ad una maggiore propensione al consumo nei confronti di acciaio ed alluminio prodotti negli Usa (sui quali ovviamente i dazi non si applicano), con conseguenti ripercussioni positive sull’occupazione e sui salari.


La formula della Domanda Aggregata, che misura sia il Pil che l’occupazione, è data da Consumi privati (C) + Investimenti privati (I) + Saldo commerciale netto, cioè esportazioni – importazioni (EX-IM). Qualora ciò non fosse sufficiente a creare piena occupazione, interviene la Spesa pubblica (G).


AD = C+I+G+EX-IM


Cosa accade invece in Eurozona?


A parte i parametri forcaioli previsti dai Trattati europei che obbligano gli Stati a mantenersi all’interno del tetto del 3% del rapporto deficit/Pil (anche se ormai siamo obbligati a tendere addirittura al perseguimento del pareggio di bilancio), con conseguente impossibilità di far leva sulla spesa pubblica (G), in un regime di cambi fissi (l’euro) la competitività la si riacquisisce scaricandone il peso sui salari e sulle garanzie contrattuali e di legge in favore del lavoratore, anche perché il neo-liberismo imperante in Ue non concepisce l’introduzione dei dazi, fatta eccezione quando servono come strumento di ritorsione internazionale (vedesi il caso Russia).


Tv e i giornaloni di regime non fanno altro che criticare Trump, facendolo passare per matto e pericoloso, ma The Donald non fa altro che tutelare gli interessi della sua Nazione e dei lavoratori statunitensi.


Dal 23 marzo in avanti si innescherà una guerra commerciale soprattutto tra Usa e Germania, essendo quest’ultima il maggior Paese europeo esportatore. Il guaio è che subito dopo viene l’Italia.


Noi, succubi dei tedeschi, seguiremo acriticamente la signora Merkel, che ci condurrà al massacro.


Tanto più che, dirigendoci verso la fine del Quantitative Easing, l’euro si è già adesso notevolmente apprezzato sul dollaro, mettendo nuovamente in difficoltà il comparto delle esportazioni nella comparazione globale Ue-Usa.


All’introduzione dei dazi si unisce la riforma fiscale che il Presidente americano ha firmato pochi mesi fa, con la quale ha ridotto d’un colpo la tassazione sulle imprese americane del 14%. La miscela esplosiva dovuta a questi tre fattori – vale a dire introduzione dei dazi e riforma fiscale di Trump, più la fine del QE della Bce – porterà i Paesi dell’Eurozona sull’orlo del baratro.


E se anche Draghi continua imperterrito ad affermare che l’euro è irreversibile, se non vogliamo morire dovrà essere proprio l’euro a togliersi di mezzo.


Ecco perché il tema del ripristino della Sovranità è assolutamente centrale.


E come se non bastasse nel novembre 2019 alla Bce arriverà, al posto di Mario Draghi, un falco tedesco. E si ballerà… vedrete come si ballerà…


Fonte: Giuseppe PALMA – La Costituzione Blog


Tratto da: www.stopeuro.news


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