Nino Galloni: la Francia alla conquista militare e strategica dell’Italia.

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Nino Galloni: la Francia alla conquista militare e strategica dell’Italia.

Nino Galloni, economista, per molti anni direttore generale del Ministero del Lavoro, torna nuovamente su Byoblu.com, nel servizio di Eugenio Miccoli.

Nino, secondo Roberto Napoletano, ex direttore del Messaggero e del Sole 24 Ore: “La Francia ha un disegno di conquista strategico e militare sull’Italia: indebolirne le banche, prenderne i gioielli, conquistare il Nord e ridurre il sud a una grande tendopoli“. (Corriere della Sera, 4.12.2017 p.10). Cosa ne pensi?

Innanzitutto vorrei sottolineare che Roberto Napoletano non è un personaggio qualsiasi. È stato molto vicino a quello che – volgarmente – chiamiamo “il potere“. Quindi se in questo momento lancia un grido d’allarme così forte, vuol dire che effettivamente chi è vicino al potere ha la percezione di quello che potrebbe succedere in Italia da qui a uno o due anni: una situazione sociale che si sta sempre più lacerando, fino a un’eventuale rottura. Perché quello zero-virgola di PIL (che tra l’altro si deve distribuire su un numero di residenti crescente, e quindi c’è una riduzione del reddito procapite in tutti i sensi) si associa al fatto che ci sono circa 20 milioni d’italiani che stanno andando bene, ma questo significa che sugli altri 40, oltre ai 15 che sono in una condizione di povertà vera e propria, non ce ne siano altri 25 che stanno vedendo peggiorare la propria condizione. Quindi non si sa fino a che punto tutto questo sia sostenibile. Perché il paradosso è che quelli che stanno bene possono pagarsi servizi sanitari per i figli, assistenza agli anziani e quant’altro di tasca propria, perché se lo possono permettere. I più poveri – bene o male – hanno accesso alla gratuità, ma il grosso della classe media non ha sufficiente reddito per pagarsi i servizi essenziali, e in alcuni casi neppure per andare a fare la spesa al supermercato o andare al cinema, al ristorante o in vacanza, per pagare le bollette, le rate del condominio e così via. Di contro però, allo stesso tempo, non ha accesso alla gratuità del welfare residuale.

Ciò detto vorrei prenderla un po’ alla lontana. Fino alla fine della prima guerra mondiale, e fino al fascismo, fondamentalmente i nostri rapporti con la Francia erano ben definiti. Loro erano i cugini o i fratelli maggiori, avevano un’importanza in Europa che noi neanche scalfivamo. Poi un po’ durante il fascismo, ma soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale, è successo il grande imprevisto, cioè che questo paesetto agricolo (ndr: l’Italia) con capacità artistiche, archeologiche, turistiche e via dicendo…  pur con una sua presenza industriale (non ci dimentichiamo che all’inizio del ‘900 Henry Ford diceva: “Quando vedo passare un’Alfa Romeo mi levo il cappello“), con il miracolo economico italiano – quindi gli anni ’50, ’60 e ’70 – è cresciuto enormemente. Molto più della Francia, molto più della Germania. Aveva quasi raggiunto la Francia. Probabilmente negli anni ’70, se avessimo fatto gli investimenti giusti nelle telecomunicazioni, se non ci fossimo fatti sfilare il personal computer – di cui siamo stati inventori – per una sottovalutazione della sua commerciabilità, probabilmente avremmo superato la Francia. La Germania era comunque lontana, però la Germania subiva la nostra concorrenza.

Poi – come ho detto tante volte – fu essenziale il passaggio dell’89 in cui la Germania, per riunificarsi, doveva avere l’appoggio della Francia e quindi rinunciare al Marco, ma soprattutto doveva trovare il modo per frenare l’Italia. Perché un’Italia estremamente competitiva avrebbe reso l’opera di riunificazione della Germania proibitiva. In questo contesto, quindi di “fratelli minori” che avvicinano i “fratelli maggiori” e quasi li potrebbero superare, maturano alcune rotture gravi che sono soprattutto legate alla figura di Enrico Mattei.


Enrico Mattei, non solo rompe il cartello delle “Sette Sorelle” accordandosi con gli arabi e quindi conquistando l’appoggio degli arabi moderati che – in fondo – a quei tempi – qui stiamo parlando degli anni ’60 – erano la maggioranza. Non c’era ancora un estremismo islamico, se non in piccole espressioni che erano tenute sotto… sotto controllo. Il problema è che fa accordi con l’Iran e con il Nordafrica e con i Paesi arabi di spartizione dei profitti. Erano un bel cartello – dicevo delle “Sette Sorelle” -. Questa non è la ragione per cui Mattei viene ucciso! Viene ucciso perché quando, poi le “Sette Sorelle” e in particolare i francesi gli porgono la mano per fare pace e gli propongono di entrare in cordata con loro sul gas algerino prima che si completi l’esperienza di indipendenza dell’Algeria stessa, Mattei dice: “No! Io tratterò solo col legittimo Governo algerino, che è quello del popolo, che è quello rivoluzionario, che è quello anti-francese”. Questo avviene, gli algerini vincono la loro guerra di indipendenza nazionale, fanno gli accordi con l’Italia e, però poco dopo Mattei viene ucciso. Sicuramente le ultime ricostruzioni convergono che ci siano entrati i “Servizi Segreti”… i “Servizi Segreti” francesi. Un secondo elemento: l’altro uomo odiatissimo in Europa era Aldo Moro il quale si lamentò del fatto che i francesi e gli stessi “Servizi” della Fiat non comunicassero tutte le notizie a riguardo delle “Brigate Rosse” e che addirittura alcuni brigatisti venissero ospitati in territorio francese. E quindi ecco che il terzo elemento è un personaggio – diciamo – meno di spicco rispetto a Mattei e Moro, ma che però in qualche modo c’entra nel discorso. Ha a che vedere anche lui con il Nordafrica, con la Libia: è Silvio Berlusconi. Cioè, quando a un certo punto francesi e inglesi convincono Obama ad attaccare Gheddafi per ragioni varie – soprattutto la Francia che oramai deve… non riesce più a vedere in un futuro immediato una sostituzione di nuove centrali nucleari per produrre energia e quindi ha bisogno di contratti in Nordafrica, in particolare in Libia per il problema, appunto, dell’energia e quindi i francesi e inglesi si coalizzano e col “Benign neglet”, mezzo appoggio americano -, compiono l’azione contro Gheddafi disarticolando quel Paese che poi si spaccherà in mille rivoli e sarà una delle ragioni fondamentali delle immigrazioni. In quel contesto Berlusconi abbandona il suo amico Gheddafi perché viene ricattato una mattina di luglio di quell’anno… del 2011 viene ricattato dalle… per la Mediaset, no? Il Titolo gli viene fatto scendere in poche ore del 40% e a quel punto è chiaro che deve abbassare la testa e accettare quello che poi è il terzo grande elemento di… il terzo grande vulnus contro l’Italia da parte, da parte dei francesi. Ora, il contesto qual è? Che l’Italia deve risolvere il suo problema sociale. Noi non abbiamo più un welfare universale, abbiamo solo un welfare residuale, che sta creando ulteriori dilacerazioni sul territorio anche perché – spesso – è soprattutto destinato agli immigrati. E quindi crea tensioni politiche e sociali che poi diventano determinanti nelle scelte politiche dell’elettorato. E questa è una cosa non buona. In Italia ci sono 4 mln di imprese su 4,5 mln che ormai sono fuori dal capitalismo perché non lavorano più per il profitto, ma per controllare risorse reali, darsi una dignità, un futuro e sfuggono a quelle che sono le regole dell’economia e della finanza, perché se le avessero applicate, avrebbero dovuto vendere l’azienda e vivere di rendita finanziaria. E invece hanno continuato a tenere aperte queste aziende nonostante tutto perché hanno pagato le tasse sulle perdite, non hanno avuto nessun aiuto dal sistema bancario, le infrastrutture che vanno male, la pubblica amministrazione li considera dei banditi, ecc… ecc… Però queste imprese – queste piccole imprese italiane – hanno la caratteristica di essere competitive sui mercati internazionali, tant’è che noi siamo con la Germania – anche se la Germania è molto più di noi – l’unico Paese che ha visto aumentare le esportazioni. E stiamo parlando solo di 9 mld di Euro, non è tanto, però è significativo che ci sia un segno positivo. Ma, ancora più significativo e positivo è che ci sia stata una riduzione di 40 mld d’importazione di prodotti agricoli e alimentari dovuta ad una impressionante… ad un impressionante ritorno di 3.200.000 giovani che sono andati in agricoltura per fare quello che i loro padri non volevano fare e riprendere il mestiere dei nonni. E quindi – praticamente – sono tornati a fare quello che era la caratteristica dell’Italia prima del miracolo economico, che è stato soprattutto un miracolo industriale. Quindi abbiamo mantenuto – pur perdendo tutta la nostra industria… la nostra grande industria privata – l’80% di quella a partecipazione statale che era un gioiello, ma quel 20% che rimane è ancora… fa molta gola a parecchi, compresi i francesi. E poi l’80% della piccola industria, delle piccole imprese, hanno resistito per le ragioni che ho detto, per la ragione che ho detto prima. Che è tutta da studiare. Però stiamo parlando di più di 7 mln di famiglie che poi corrispondono grosso modo a quel 50% di elettorato che non va più a esprimersi. È gente che non si farà abbindolare da nessuno di quelli che si presentano alle elezioni a meno che qualcuno capisca il problema dell’Italia qual è. In Francia mi sembrano impossibilitate a risolvere, invece il loro grande problema che è quello di un paese diviso fra cittadini di serie A e cittadini di serie B. È vero che da noi sembra quasi lo stesso – perché c’è la serie A e c’è la serie B -, però da noi è esclusivamente un problema di censo, mentre da loro è un problema di nazionalità. E questo ovviamente fa sì che lo studente che si è preso una laurea e che vive nella banlieue parigina non potrà mai accettare questo sistema… questo sistema francese. Ora, i grandi potentati finanziari che finora si erano orientati verso i grandi immobili, i grandi alberghi ecc…, adesso stanno puntando all’agricoltura, ai terreni e quindi è chiaro che cercheranno di entrare con grandi capitali per comprare – con la scusa dei “Non Performing Loads” – delle crisi del sistema bancario italiano, i mutui al 10/20% del loro valore nominale per poi rivendere gli appartamenti al 20/30% del mutuo residuo stesso. È un’operazione semplicissima, però potrebbe essere estremamente… estremamente drammatica. In tutto ciò una spaccatura tra nord e sud – come accennava lei prima – può far parte delle strategie – diciamo così – di chi non ci vuole troppo bene. Però poi è difficile che queste siano, siano ciambelle che riescono con il buco perché poi – secondo me – l’Italia ha le energie per reagire e rimettersi… e rimettersi in pista. La grande incognita è: che succederà del “Quantitative Easing”, della Commissione europea, delle grandi linee di politica economica. Cioè se prevarrà un ritorno alle posizioni più rigide, quindi riduzione o annullamento del “Quantitative Easing” e quindi riapertura del problema “Spread” – che è un grande ricatto nei confronti del Paese -, se si insisterà sul “Fiscal Compact” o cose simili – che ovviamente ci metterebbero in ginocchio -, oppure se invece non ci sarà la vittoria – diciamo così – dei “Falchi”, ma ci sarà al contrario un recupero dei rapporti fra i vari Paesi. Perché nessuno è nemico della Francia, né la Francia è nemica dell’Italia. Però è ovvio che i grandi potentati finanziari e le grandi multinazionali sono – per loro stessa natura – predatori. E sono predatori che non guardano in faccia a nessuno. E dove vedono delle prede di più facile cattura – come siamo noi italiani, perché non abbiamo un Governo, non abbiamo una guida, non abbiamo una pubblica amministrazione che funziona, non abbiamo un sistema bancario adeguato alle condizioni, non abbiamo, salvo eccezioni, un sistema infrastrutturale adeguato – è chiaro che loro se ne approfitteranno. Io ho sentito dire che quest’altr’anno dovrebbe andare in Borsa… dovrebbero andare in Borsa le “Ferrovie dello Stato”. Sarebbe un gravissimo errore, perché dopo, invece d’inseguire il miglioramento del servizio, dovranno inseguire l’aumento dei saggi d’interesse perché sennò il titolo perderebbe di valore. Quindi sarebbe un errore clamoroso quello di quotare in Borsa le “Ferrovie dello Stato”.Vedo qualche somiglianza tra la situazione attuale e quello che è successo nell’89 con l’annessione – chiamiamola così – della Germania est alla Germania ovest. È in atto una sorta di de-industrializzazione a vantaggio di élite europee ed extra-nazionali a svantaggio nostro – della popolazione – e soprattutto: esistono delle regole che limitino questo tipo di meccanismi?


Allora: le regole ci sarebbero, ma fanno perno sul ripristino della sovranità nazionale, la quale ovviamente ha due valenze. Una è quella di chiudere le frontiere e fare delle dichiarazioni esagitate su cose che non si possono ottenere nell’immediato e che soprattutto la gran parte della popolazione teme – come l’uscita dall’Euro, l’uscita dall’Europa ecc… ecc… -. Dall’altra parte, però è chiaro che quest’Europa e questo Euro non stanno funzionando, potrebbero veramente implodere e quindi noi dovremmo affiancare alla moneta internazionale – che è straniera – una moneta nazionale. E gli altri Paesi dovrebbero fare lo stesso. La quale non è proibita dai trattati europei, avrebbe solo circolazione interna, ma sicuramente servirebbe per fare quegli investimenti e quelle assunzioni – dove servono – per ridare al Paese respiro e ripristinare quel concetto di “Welfare universale” che ci salva dalla guerra civile. Una volta le crisi economiche erano dovute alla mancanza di risorse reali, cioè mancava la farina, mancava il grano e la gente assaltava i forni per prendere il pane perché aveva fame. Quindi il concetto di “Crisi economica”, storicamente, era carenza di produzione per cui la gente… così. Oggi, anche in parte la crisi del ’29 è stata – come dire – l’apri-pista di questo tipo di crisi. Cioè, ma dopo il 1970 – che l’umanità ha raggiunto livelli di capacità produttive e tecnologiche esagerate, diciamo così – la crisi significa che la gente non ha abbastanza reddito. Ma se la moneta non ha un costo perché non c’è più l’aggancio all’oro e soprattutto può essere illimitata – come lo stanno dimostrando le Banche centrali – perché le capacità produttive sono parimenti illimitate, perché la gente non ha abbastanza reddito, perché non circola… perché abbiamo questa grande crisi di liquidità? Allora, a fronte di questa crisi di liquidità, a cui corrisponde il fatto che lo Stato – non esercitando la propria sovranità monetaria – si trova nella stessa situazione di qualunque disgraziato e debba chiedere in prestito il denaro se vuole fare investimenti e non ne può fare di più di quello che incamera con le tasse, per cui c’è sempre una spinta o ad aumentare le tasse o, se si riducono le tasse, a ridurre di più le spese. Ma è questo che ha impoverito la classe media. Quando la classe media dice: “Ridurre le tasse, ridurre le tasse, ridurre le tasse, non si rende conto di quella che è stata soprattutto l’esperienza dei Bush negli Stati Uniti che, a una riduzione di tasse – quindi acquisizione di maggiori risorse per la classe media -, corrispondeva per la stessa classe media un maggiore esborso per mandare i figli a scuola, per curarsi e per i trasporti. A quel punto la classe media, non solo s’impoveriva, ma soprattutto non aveva risorse per i consumi. E se non puoi… se non aumentano i consumi non ci può essere la ripresa. Allora i consumi aumentano o perché aumentano i salari, ma oggi non ci sono le condizioni perché purtroppo ce le siamo bruciate per tutta una serie di scelte furiosamente sbagliate in tutti i campi. Eh beh! Tutte le politiche che hanno portato la necessaria flessibilizzazione del lavoro in precarizzazione. Questo ovviamente ha impoverito tutti. Ma poi non ha fatto gli interessi delle imprese: sì, forse delle multinazionali che venivano qui a depredare, ma l’impresa normale non ha un vantaggio da un fenomeno complessivo in cui i lavoratori sono sotto-pagati. Perché se i lavoratori sono sotto-pagati chi compra i suoi prodotti? Allora dice: “Le esportazioni”. Ho capito, ma poi per essere competitivi alle esportazioni – dove i salari sono… all’estero sono ancora più bassi – devi ridurre i salari. Quindi è sempre un cane che si morde la coda. Quindi devi ridurre la domanda interna, l’economia interna per essere competitivo. Che è esattamente il modello europeo. Per questo non funziona il modello europeo. Dev’essere superato. Se non si supera questo modello deflativo, il salario sull’occupazione, non ne usciamo vivi nessuno. Questo lo devono capire i francesi, i tedeschi o gli olandesi e tutti quanti. Ok!… Quindi lo Stato può esercitare la propria sovranità monetaria – cosa che non fa da tem… da epoche immemorabili – perché una volta lo Stato emetteva una moneta per fare delle guerre strane, delle conquiste coloniali impossibili, ecc… ecc…, falliva tutto, falliva la moneta, falliva lo Stato e quindi s’è detto che lo Stato non deve più battere moneta. Ok. E se non con l’unica eccezione della moneta metallica che era rimasta nella cosa dello Stato, oppure le famigerate 500 Lire di carta, no? Ok! In realtà lo Stato italiano – per esempio -, così come era stato negli altri Paesi dell’eurolandia, possono emettere della loro moneta in qualsiasi momento. Perché l’art. 128a dice che “Non possiamo stampare banconote”, ma qui stiamo parlando di biglietti di Stato, che sono una cosa diversa dalle banconote. Io sto parlando di “Statonote”, le quali ovviamente avranno circolazione nazionale. Non possono avere circolazione europea perché i francesi non lo accetterebbero, ma in Italia le possiamo utilizzare per assumere, per fare investimenti ecc… perché poi, chi le accetta, le utilizzerà per pagare le tasse. Col piccolo particolare, che rispetto anche all’art. 81 della Costituzione, se noi abbiamo delle spese che sono superiori alle tasse, dobbiamo alle tasse aggiungere questa moneta-sovrana la quale – non essendo a debito – ha lo stesso segno algebrico delle tasse. E cioè il segno +. Quindi tasse + moneta sovrana = spesa. E abbiamo anche il pareggio di bilancio senza tanti drammi. Le monete, cioè l’art. 128/bis vengono decise dalla BCE in base a dei plafond nazionali e quindi non possiamo coniare monete metalliche della stessa pezzatura di quelle che abbiamo in tasca. Ma già la Finlandia lo fa con monete da 2,50 Euro e la Germania ha emesso monete da 5,00 Euro. Anche in Italia sono state emesse monete da 10,00 Euro.


Secondo lei l’Europa è andata male o è nata male?


L’originario progetto europeo, adesso aldilà di altri discorsi complottistici che hanno dei fondamenti, perché è vero che Kalergi aveva previsto certe cose, però – secondo me – la spinta fondamentale è stata quella di dire: “Evitiamo che si ripresentino quei nazionalisti che hanno portato a due guerre mondiali con decine e decine di milioni di morti. E quindi si costruisca un’Europa che collabora. Quindi nasce la Comunità del carbone e dell’acciaio, poi il discorso agricolo ecc… In realtà, la filosofia fino al ’79 era che chi fosse stato più forte doveva fare delle rinunce per aiutare gli altri. Cosa che funzionava fino a un certo punto perché comunque i francesi e tedeschi facevano i “marpioni”, i “furboni” e noi italiani – come al solito facevamo – abbiamo aiutato spagnoli, greci e portoghesi a entrare più degli altri perché c’era questa idea. Dopo il ’79 si rompe il patto di solidarietà con il G7 di Tokyo e l’Europa ne risente, per cui diventa un altro il progetto europeo. E allora lì comincia tutta una serie di scelte che poi porterà all’Euro. Ora, l’Euro non è la causa dei nostri mali. L’Euro è la conseguenza. Quindi, a prescindere da quelle che erano le idee fondative dell’Europa – su cui si può fare la discussione di ricerca storica -, non c’è dubbio che fino al ’79 le cose andassero in un modo diverso rispetto a quello che è successo dopo il ’79. Dopo il G7 di Tokyo. A quel punto l’abbrìvio è stato molto negativo, ma appunto si voleva fare una politica – si chiamava “Di convergenza” – che costringeva gli Stati ad avere gli stessi parametri finanziari anche se avevano situazioni dell’economia reale diversi. E poi magari si dava il contentino con la coesione, i fondi per la coesione ecc…, che furono utili soprattutto per i Paesi – cito per tutti la Polonia – che entravano nell’Unione Europea in condizioni molto difficili, e quindi questi finanziamenti ebbero… gli diedero vantaggi. Già meno l’Ungheria che aveva una migliore diversificazione merceologica. No? Però alla fine ci siamo trovati con un’Europa dove l’obiettivo è la massimizzazione delle esportazioni anche a basso valore aggiunto che si realizzano riducendo salari e occupazione. Quindi è una politica deflativa dove l’Euro funge da moneta straniera, artificiosamente scarsa, che per averla devi pagare.


Secondo lei l’unica via d’uscita a tutto questo è una – prima l’ha chiamata – “Statonota”, giusto?


Sì, la moneta parallela, la moneta parallela – diciamo – statale che non è a debito. Non è l’unica, è un passaggio fondamentale perché dobbiamo rompere l’artificiosità della scarsità perché sennò non ne usciamo. Perché per dire: il reddito di cittadinanza, per fare il reddito di cittadinanza dobbiamo togliere a una parte della classe media delle risorse per darle a quelli che non hanno reddito, non abbiamo capito niente. Il reddito di cittadinanza dev’essere che mancano 7/8 milioni di posizioni lavorative per mandare a regime tutte le esigenze della società italiana in termini di ambiente, di assetto idrogeologico del territorio, di cura delle persone, soprattutto gli anziani, ma anche i bambini e di recupero del patrimonio artistico, archeologico e comunque esistente. Manutenzioni e via dicendo, le strade, le ferrovie, ecc… Quindi se… se noi mettiamo a regime tutto ciò per essere un Paese moderno è chiaro che abbiamo bisogno di 7/8 milioni di addetti. Non ne abbiamo, quindi non c’è bisogno di fare il reddito di cittadinanza. Dobbiamo rompere la condizione di scarsità artificiosa che è voluta per asservire la gente e rendere un costo la democrazia. Invece la democrazia dev’essere un modo che noi scegliamo per vivere, come scritto nella nostra Costituzione. Ma se noi diciamo che la democrazia non ce la possiamo permettere – perché non abbiamo i soldi per gestirla – è chiaro che non c’è soluzione. Noi dobbiamo realizzare i principi, i valori della Costituzione, ma per farlo dobbiamo rompere la trappola della scarsa liquidità. Queste emissioni possono essere – ovviamente – a corso legale solo a livello nazionale, ma potrebbero anche non essere a corso legale perché lo Stato può emettere la moneta in condizioni fiduciarie. Basta che poi la accetti in pagamento delle tasse. Questa è la formula per cominciare, dopodiché, poi dobbiamo decidere cosa fare con queste risorse, perché se poi ci facciamo delle porcherie, delle opere inutili, “ruba-ruba” e “magna-magna”, non è che miglioriamo molto la situazione.


I Titoli di Stato sono emessi in Euro. Quindi, essendo una moneta che noi non possiamo – sostanzialmente – emettere, emettiamo dei Titoli di Stato senza copertura finanziaria! Tra virgolette.


Sì! Diciamo che il problema dei Titoli di Stato è, diciamo il debito pubblico nasce come meccanismo per drenare la liquidità in eccesso – ovvero il risparmio in eccesso – e fare un patto con quelli che hanno possibilità di risparmio – appunto -: non vi aumentiamo le tasse, però ci date in prestito – poi ve li restituiamo – i vostri risparmi, vi diamo anche un interesse e se non li volete comprare vi aumentiamo le tasse, quindi vi conviene comprare… Così nasce il debito pubblico: è sempre stato questo. Poi, a un certo punto, quindi una partita di giro tra cittadini benestanti e Stato. Poi ha cominciato a essere venduto all’estero perché era troppo remunerativo, quindi tutti lo volevano – già dopo il 1981 -, che era diventata la maggioranza dei possessori di Titoli del debito pubblico italiano erano stranieri. Con la differenza che all’interno tu stampi la moneta e te li ricompri, all’esterno devi provvedere con la moneta con cui è stata assunta l’Obbligazione . Quindi adesso noi abbiamo il debito pubblico denominato in una valuta straniera e che… di cui molta parte è in mano straniera. E questa andrà pagata in Euro, perché se rimane l’Euro noi non possiamo stampare moneta pubblica per comprare il debito pubblico estero. Quello dobbiamo approvvigionarci di valuta straniera, cioè di Euro e mantenere i nostri impegni. Invece a livello interno, noi possiamo, alle scadenze, ricomperare i titoli – cioè corrispondere com’è nelle regole in capitale iniziale – nella nuova valuta.


Grazie mille!


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