Lo Stalker: le “non dimissioni” di Matteo Renzi

Lo Stalker: le “non dimissioni” di Matteo Renzi

Chi non ha mai avuto uno stalker nella vita? Bene, anche io ne ho uno: Matteo Demicheli. 


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Registrazione della telefonata dello “Stalker” Matteo Demicheli.


Ciao Claudio! Scusate l’entrata a gamba tesa, lo so che vi aspettereste dei servizi un po’ più elevati e, onestamente, ne avete tutte le ragioni. Il fatto è che “A volte ritornano!”. Ora, tralasciando le reminiscenze cinematografiche, certe regole sono fondamentali, fanno parte dell’ordine cosmico: quando un capitolo si chiude si chiude! È vero che ogni capitolo che Renzi ci ha regalato è stato per me un motivo di gioia, oltre che di conferma alle mie opinioni nei suoi confronti. Ma questa volta si è superato, dimostrando ulteriormente, nel caso a qualcuno fosse rimasto qualche dubbio, di non aver nessuno spessore come politico e come uomo.


Nel suo mondo immaginario, nell’immensa favola che ha in testa, ha inventato una cosa nuova! Ha partorito le “non dimissioni”. Non è che ci sia molto da stupirsi, sia lui che la Boschi avevano promesso pubblicamente che si sarebbero ritirati dalla politica, in caso di vittoria del NO al referendum. Scelta coerente che, se applicata, gli avrebbe almeno garantito un’uscita di scena dignitosa. Ma, caro Claudio, sappiamo tutti come è andata a finire…


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Infatti non è Renzi che mi stupisce. Mi aspettavo un’ulteriore esibizione della sua ottusa prepotenza. Dice che si dimetterà, ma resta lì attaccato alla sua poltrona. Vuole essere lui a recarsi al Colle; vuole guidare il PD fino alle consultazioni e poi – a suo dire – si dimetterà. Renzi, invece di assumersi le sue responsabilità, accampa scuse prive di fondamento e completamente fantasiose, tipo che la colpa sarebbe di Mattarella e Gentiloni che avrebbero impedito di andare al voto nel 2017.


Ma il suo delirio raggiunge l’apice quando arriva a dichiarare che l’instabilità sarebbe dovuta alla bocciatura del referendum. Ora, tanto per essere chiari, l’instabilità è dovuta al Rosatellum, una legge elettorale partorita vigliaccamente e studiata appositamente per tranquillizzare Bruxelles e per penalizzare i 5 Stelle.


Quello che mi stupisce, ma che al tempo stesso trovo bizzarro e divertente, è che ci siano delle reazioni nel PD! Perché vuol dire che, nonostante i duri bombardamenti che hanno fatto stragi e mietuto vittime eccellenti, ci sono dei sopravvissuti! Hai visto, Claudio, eravamo tutti preoccupati. Invece la speranza è l’ultima a morire!


Luigi Zanda (ndr: capogruppo al Senato del PD) commenta che “la decisione di Renzi di dare le dimissioni e al tempo stesso di rinviarne l’operatività non è comprensibile: serve solo a prendere ancora tempo. Quando Veltroni e Bersani si sono dimessi lo hanno fatto e basta. Un minuto dopo non erano più segretari“.


Carlo Calenda (ndr: ministro dello Sviluppo Economico) twitta: “trovo fuori dal mondo che la colpa della sconfitta sia di Mattarella e Gentiloni (per voto 2017) e per una campagna elettorale troppo tecnica“. Lo stesso Calenda, il giorno dopo, dice che si iscriverà al PD, una scelta che potrebbe apparire coraggiosa e coerente, in questo momento, se non fosse, caro Claudio, che c’è il sospetto che Calenda voglia fare le scarpe proprio a Renzi.


Ma è Andrea Orlando (ndr: ministro della Giustizia) a fare la sintesi più lucida: “Di fronte alla sconfitta più grave della sinistra italiana dal dopoguerra ad oggi, mi sarei aspettato la piena assunzione di responsabilità da parte di un segretario che, eletto con il 70% dal congresso, ha potuto definire, in modo pressoché solitario, gli organigrammi, la linea politica e le candidature. Invece siamo alla ormai consueta elencazione di alibi e alla ricerca di responsabilità esterne”.


Certo, c’era da aspettarselo: la barca affonda e tutti si precipitano sulle scialuppe maledicendo il capitano, un comportamento purtroppo diffuso e tristemente italico. Il che, caro Claudio, in linea di principio non è molto diverso dalle “non dimissioni” di Renzi. Alla fine parliamo delle stesse persone che hanno appoggiato e sostenuto la leadership di Renzi, lo hanno scelto come capitano, lo hanno seguito senza scomporsi anche nelle scelte politiche più disastrose e scellerate, anche davanti ad errori evidenti e grossolani, lo hanno seguito nelle sua corsa folle, sorda e cieca, anche quando era evidente che li stava portando nel baratro con tutta la nave. Parliamoci chiaro: sono complici e responsabili dei suoi disastri.


È ipocrita scandalizzarsi per le non dimissioni di Renzi, quando Renzi e la Boschi avevano già gettato chiaramente la maschera, tradendo la promessa fatta pubblicamente agli italiani di ritirarsi dalla politica in caso di vittoria del NO. I marinai hanno continuato a seguirli e a sostenerli nonostante questo comportamento vergognoso! Adesso è tardi per lamentarsi: vi siete scelti un capitano senza midollo, ne avete sostenuto i comportamenti più ambigui e meno dignitosi, e adesso vi scandalizzate che Renzi continui a comportarsi come ha sempre fatto?


Non sarà che questa volta la sconfitta è talmente schiacciante, che il prendere le distanze sia solo il frutto di un triste calcolo? D’altronde si sa: dalle nostre parti siamo specializzati a saltare giù dalla nave che affonda e a buttarci sul carro dei vincitori!

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