L’ITALIA SI RIBELLA: NON TOCCATE INTERNET! – Controrassegna Blu #19

L’ITALIA SI RIBELLA: NON TOCCATE INTERNET! – Controrassegna Blu #19

Ecco la nuova edizione della Controrassegna Blu, la rassegna stampa di Byoblu: le notizie che i radar dell’informazione mainstream non rilevano. 

Dopo la denuncia di Byoblu giovedì scorso, a cui sono seguiti gli articoli di Marcello Foa domenica e di Paolo Becchi e Giuseppe Palma oggi, a prendere la parola contro la nuova direttiva del Copyright, che il Parlamento Europeo voterà il 4 di luglio, è stato finalmente anche il Governo. Quel Governo che aveva esordito parlando di Internet come diritto fondamentale e che dunque non poteva che appoggiare una battaglia fondamentale, come vi ho spiegato giovedì scorso. Ma sentiamo le parole di Luigi Di Maio, nel suo intervento di apertura per l’Internet Day, oggi alla Camera dei Deputati.


“Il pericolo arriva direttamente dall’Unione Europea, e si chiama Riforma del Copyright. Due articoli che potrebbero mettere il bavaglio alla Rete, così come noi oggi la conosciamo. In poche parole, quando noi condividiamo un articolo ed escono quelle tre o quattro righe al di sotto del link, ecco che quelle tre o quattro righe potrebbero essere tassate. Dicono pure che sia un modo per migliorare la qualità dell’informazione. Per me l’Europa dovrebbe puntare sulla cultura e sull’istruzione, per fare in modo che i suoi concittadini capiscano cos’è una fake news. Invece si preferisce inondare di nuove tasse perfino le tre righe che escono quando condividiamo un articolo o un’informazione in generale. Il secondo articolo è perfino più pericoloso del primo, perché impone alle società che danno accesso a grandi quantità di dati di adottare misure per controllare ex ante tutti i contenuti caricati dagli utenti. Praticamente, qulunque cosa venga caricata che abbia ancora una parvenza di ledere il diritto d’autore – e con questo mi riferisco a qualsiasi immagine per esempio – potrebbe essere bloccata da una piattaforma privata. Il potere di decidere cosa debba essere o meno pubblicato non può essere messo nelle loro mani. Cosa è giusto e cosa è sbagliato.. Cosa i cittadini debbano sapere e cosa non debbano sapere: se non è un bavaglio questo, ditemi cosa lo è. L’Unione Europea ha preparato un bavaglio per limitare la libertà di espressione dei cittadini. Questo per noi è inaccettabile e come Governo ci opporremo. Faremo tutto quello che è in nostro potere per contrastare la direttiva al Parlamento Europeo, con i nostri rappresentanti, e qualora dovesse passare così com’è dovremmo fare una seria riflessione a livello nazionale sulla possibilità o meno di recepire questa direttiva, perché Internet deve essere mantenuta libera e indipendente, al servizio dei cittadini, e nessuno può permettersi di fare azioni di censura preventiva, nemmeno se quel qualcuno si chiama Commissione Europea. Il Governo italiano non può accettare passivamente questo genere di atti europei. Non è bastato lo scandalo di Cambridge Analytica per far capire che il potere non deve essere accentrato nella mani di pochi, ma deve essere condiviso con i cittadini”.


Avete sentito, il Governo annuncia che se il 4 di luglio il Parlamento Europeo dovesse votare per questa direttiva liberticida, ebbene prenderà in considerazione l’idea di non recepirla. Recepire una direttiva europea è un atto dovuto per ogni Stato membro: significa darvi attuazione predisponendo le opportune leggi, dunque minacciare di non recepire una direttiva non può che aprire un ennesimo scontro, dopo quelli sull’immigrazione di questi giorni. Ma questo è un Governo che va giù a muso duro, in segno di forte discontinuità con quelli precedenti.


Tuttavia potrebbe non bastare. La direttiva è rivolta infatti alle piattaforme: sono loro che devono dotarsi di licenze e che devono porre in essere i filtri preventivi sui contenuti. Ebbene, quando la direttiva verrà votata, il 4 luglio, e verrà recepita da altri grandi Paesi dell’Unione Europea, questi colossi della rete modificheranno comunque il loro impianto per adeguarsi, ed è quindi plausibile ritenere che applicheranno queste nuove regole per tutti, trattandosi di servizi transnazionali, anche per i cittadini italiani.


E’ importante quindi partecipare alla raccolta firme, che al momento ha toccato le 18 mila sottoscrizioni, su Byoblu. Praticamente, stampate tutte in fila, l’equivalente di un palazzo una trentina di piani. Fatelo. Poi le manderemo a Bruxelles.

Per la prima volta, abbiamo un governo che in UE sbatte i pugni sul famoso tavolo: ecco allora un riepilogo di cosa ha fatto Conte al prevertice a Bruxelles.


Si è chiuso a Bruxelles il pre-vertice dei 16 Paesi membri sulla questione immigratoria, tra le baruffe di Italia, Germania, Francia e Spagna. La proposta del governo Conte non poteva essere più chiara: l’Italia non subirà più servilmente l’immigrazione, è finito il nostro ruolo di comparse nel teatro europeo. I punti più salienti riguardano le azioni in Africa: ad esempio l’intensificazione dei rapporti con Libia e Niger, e la creazione di centri di protezione internazionale in cui siano coinvolte le Nazioni Unite. Macron non ha per niente gradito queste soluzioni, considerando i suoi pesanti interessi economici sia nelle ex colonie francesi, che nella Libia bombardata a chiari fini commerciali da Sarkozy nel 2011. Tra l’altro, è da tenere presente che la valuta usata in molti dei Paesi di origine e transito come il Niger, il Senegal, la Costa d’Avorio e il Mali, è il Franco delle Colonie Francesi d’Africa. Il Presidente francese non può quindi accettare l’intrusione dell’Unione Europea nelle sue politiche neocolonialiste, e per questo continua a proporre la creazione degli hotspot in Europa. L’Italia non poteva che respingere questa ennesima furberia francese. Un altro punto del programma di Conte è l’aumento delle missioni di Frontex nel Mediterraneo, fondamentali per la sicurezza interna degli Stati, sempre più spesso minacciata dalla presenza di terroristi confusi tra i migranti. Infine, l’Italia non vuole più essere il “campo profughi” d’Europa, e propone il superamento congiunto del Trattato di Dublino e di quel suo insostenibile criterio del Paese di primo arrivo. Il Consiglio Europeo del 28 e 29 giugno sarà decisivo e vedrà contrapposte due fazioni: da una parte Francia e Spagna, sempre molto “accoglienti con i porti altrui” e sostenitrici quindi dello status quo, dall’altra l’asse, in via di formazione, Roma-Vienna-Berlino. Sarà lo scontro finale?

Mentre prosegue con successo la riconquista dei sobborghi di Damasco da parte delle truppe regolari siriane, l’esercito di Assad si sposta nel sud della Siria, al confine con la Giordania e le alture del Golan. L’obiettivo è la riconquista della città di Daraa, città simbolo della cosiddetta “guerra civile”, e attualmente occupata sia dai jihadisti dell’isis che dalle forze ribelli siriane. Ed è proprio a queste ultime che è appena arrivata una bella doccia fredda: secondo un documento del governo USA visionato dalla Reuters, gli Stati Uniti hanno detto chiaro e tondo alle fazioni ribelli di non aspettarsi più alcun supporto militare, durante l’attuale offensiva del governo siriano sostenuta dalla Russia. Il testo recita proprio così: “”non dovreste basare le vostre decisioni sull’ipotesi o l’aspettativa di un nostro intervento militare”. In pratica: fate da soli e buona fortuna. Davvero una inaspettata presa di posizione da parte Washington, che nel corso degli ultimi sette anni aveva elargito milioni di dollari alle fazioni ribelli anti-Assad. Il mondo sta proprio cambiando, e molto in fretta…

Macron è alla frutta: un sondaggio recente racconta che il 58% dei francesi è insoddisfatto del suo governo. La Francia è scossa da manifestazioni, contestazioni, persino lanci di uova lo scorso fine settimana, per non parlare delle critiche per le scelte “artistiche” di Macron, come il party che ha trasformato l’Eliseo in una sorta di “gay pride techno”. Intanto dopo le polemiche sulla questione immigrazione tra Italia e Francia, nuove scintille in vista per la dichiarazione di Jean Stoltenberg: “Libia, la Nato pronta ad aiutare l’Italia”. La Francia non ci sta ad avere un ruolo secondario in Libia, e sicuramente non accetterà passivamente il ruolo che Trump vuole affidare all’Italia. E forse è per questo che Parigi oggi prova a sparigliare, proponendo l’ennesima versione dell’esercito europeo. Nove paesi Ue, più la Gran Bretagna, per una forza che dovrebbe far fronte a minacce alla sicurezza europea come disastri naturali, interventi per crisi o evacuazioni. Ma il ministro italiano Elisabetta Trenta ha già fatto sapere che non ci pensa per nulla ad aderire, visto che già esistono sia la Pesco che la Nato, e che l’ultima “forza di intervento rapido” europea ci ha portato dritti alla situazione attuale in Libia. Macron, se vuole trattenere una supremazia che gli sfugge, dovrà inventarsi qualcos’altro… o sperare in un’intercessione papale.

Ma non è finita: anche questa settimana le nostre “brevissime” da tutto il mondo, nel bonus extra news


Germania: 10mila licenziati in Deutsche Telekom


Anche in Germania, con i posti di lavoro, non c’è molto da ridere: la Deutsche Telekom ha appena annunciato il taglio di ben 10mila lavoratori nel settore computer. I milioni risparmiati, ha comunicato l’azienda, saranno reinvestiti nella cybersicurezza.


Netanyahu e Bin Salman si incontrano in segreto


Il premier israeliano Netanyahu e il principe saudita Bin Salman si sono incontrati la scorsa settimana in Giordania. Una visita segretissima, di cui nessuno ha parlato: cosa si saranno detti, visto che in teoria sono acerrimi nemici?


Criptovalute: si getta la spugna?


Ricordate la follia del bitcoin, che l’anno scorso aveva reso ricchi insospettabili nerd? Beh: sembra che la bolla si sia già sgonfiata. Il bitcoin, da quasi 20 dollari, è precipitato a 6, e molti sono pronti a gettare la spugna sulle criptovalute. E’ davvero la fine?


3500 svedesi col microchip


Il microchip è un argomento da complottisti… e da svedesi. Sono infatti già 3500 i cittadini scandinavi che si sono fatti iniettare un chip definitivo, lo trovano comodo. Ma sotto sotto, sembra avere un peso anche l’inquietante moda transumanista.


Giraffe in estinzione


Il 21 giugno è stata la giornata mondiale della giraffa. Brutte notizie: negli ultimi 30 anni le giraffe sono diminuite di quasi il 40%, e la popolazione complessiva è di nemmeno 100 mila esemplari. La responsabilità primaria? Lo sviluppo delle infrastrutture in Africa.

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