Il missile controcarro “Spike”: l’israeliano che l’Italia ha scelto con intelligenza

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Il missile controcarro “Spike”: l’israeliano che l’Italia ha scelto con intelligenza

Durante gli ultimi anni, le dottrine operative inerenti le operazioni condotte con veicoli corazzati e la guerra anticarro – in particolare il rapporto tra esse – hanno visto il succedersi di una serie di importanti fasi critiche di evoluzione.


Ogni fase è stata caratterizzata dall’introduzione di sostanziali cambiamenti per quanto riguarda la valutazione del problema globale mezzi corazzati/sistemi anticarro, con significative conseguenze anche per ciò che concerne le attività di sviluppo ed acquisizione.


Un’arma che attualmente sta avendo un grande successo commerciale è il missile israeliano SPIKE, prodotto dalla Rafael.


La famiglia del missile SPIKE comprende sei versioni: SPIKE-SR (Short Range); SPIKE-MR (Medium Range); SPIKE-LR (Long Range); SPIKE-ER (Extended Range); SPIKE NLOS (Non Line Of Sight) e SPIKE-SR PBF (Penetration Blast and Fragmentation).


Le forze armate italiane, per sostituire gli ormai obsoleti sistemi anticarro MILAN e TOW, hanno deciso l’adozione dello SPIKE per equipaggiare le compagnie di supporto di arma base nonché armare i VBC FRECCIA e le ultime versioni dell’elicottero d’attacco AH-129D MANGUSTA.


Proprio l’entrata in servizio di carri da battaglia con protezioni passive sempre più efficaci ha portato allo sviluppo, e quindi all’acquisizione e all’impiego, di sistemi controcarro per la fanteria con profilo d’attacco dall’alto, in modo tale da colpire la parte superiore del mezzo dove la corazzatura è più sottile (in contrapposizione a profili di sorvolo associati a testate belliche sparate verso il basso) e doppia carica cava in tandem.


Ciò richiede necessariamente l’adozione di sofisticate tecniche di guida che implicano l’impiego di sensori a visualizzazione dell’immagine termica (CCD/IIR) e di procedure di tipo lock-on-before launch. L’operatore che fa fuoco mostra il bersaglio attraverso il suo mirino a visualizzazione dell’immagine termica e, dopo la conferma dell’aggancio da parte del missile ed il suo lancio, può immediatamente liberarsi del contenitore/lanciatore ormai vuoto e portarsi al riparo, mentre il missile prosegue la sua traiettoria prefissata mantenendo il contatto con il bersaglio. Inoltre, rispetto ai suoi concorrenti, lo SPIKE è dotato di un collegamento a fibre ottiche fra la postazione di lancio e il missile, per una modalità di guida addizionale di tipo fire-and-observe/update (spara e osserva/aggiorna). Questa capacità consente di lanciare il missile contro bersagli osservati che non possono essere agganciati dalla postazione di tiro (per la presenza di colline, a causa della posizione defilata, per la presenza di cortine fumogene)


I due vantaggi principali di un profilo d’attacco dall’alto – vale a dire massimizzare la letalità e ridurre l’esposizione dell’operatore al fuoco nemico – vengono in apparenza considerati molto più importanti rispetto alle considerazioni relative ai costi e alla complessità. È altresì evidente che le caratteristiche di letalità delle moderne testate belliche associate ad un profilo di attacco dall’alto permettono allo SPIKE di superare anche le corazzature più sofisticate.


Avendo a disposizione un budget limitato per l’acquisizione di sistemi d’arma controcarro guidati per la fanteria, lo Stato Maggiore della Difesa ha optato per un piccolo numero di missili sofisticati come lo SPIKE, piuttosto che acquisire grandi quantità di sistemi di prossima generazione, ma non ancora testati sul campo.



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(immagini: U.S. Army / Rafael)

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