FINE VITA, QUEI LATI OSCURI DEL TESTAMENTO BIOLOGICO…

FINE VITA, QUEI LATI OSCURI DEL TESTAMENTO BIOLOGICO…



Il Fine Vita è legge. Tanti anni per approvare un testo che, così com’è, appare raffazzonato e in odore di incostituzionalità.


“Nessun trattamento sanitario può esser iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata”.


Per questo ogni persona maggiorenne, in previsione di una malattia futura, può autodeterminarsi mediante le “Disposizioni anticipate di trattamento” (da cui l’acronimo Dat) e la nomina di un fiduciario. Così facendo, il paziente potrà rifiutare, in tutto o in parte, “qualsiasi accertamento diagnostico o trattamento sanitario indicato dal medico per la sua patologia o singoli atti del trattamento stesso”.


La legge sul testamento biologico, approvata dal Senato lo scorso 14 dicembre, considera trattamenti sanitari anche nutrizione e idratazione artificiali. Questo è uno dei punti più critici del provvedimento che (come stabilì la Corte di Cassazione a proposito del “caso Englaro”) intende la somministrazione di acqua e cibo per via artificiale alla stregua di un “terapie”.


Sul punto la medicina è profondamente divisa. Secondo il fronte “pro-life” il rischio è che si possa configurare una sorta di “eutanasia mascherata”.


Per Massimo Gandolfini, neurochirurgo e leader del Family Day, questa legge “apre a forme di eutanasia omissiva perfino per quei pazienti stabilizzati che non sono in una fase terminale della malattia”.



Allo stato dell’arte, però, i medici non possono far altro che adeguarsi alle disposizioni del paziente, a meno che queste non risultino contrarie “a norme di legge, alla deontologia professionale o alle buone pratiche clinico-assistenziali”.


Insomma, al malato è riconosciuto il diritto all’autodeterminazione, ma per il medico l’obiezione di coscienza non è contemplata e (con buona pace di Ippocrate e della Carta Costituzionale) il sanitario “disobbediente” andrà incontro a responsabilità civili e penali.


Una dimenticanza siderale che non spaventa il mondo cattolico. Dalle strutture del Cottolengo don Carimine Arice avverte: “Ci asterremmo con tutte le conseguenze del caso”.


“Il medico – ha puntualizzato in una nota il Centro Studi Rosario Levantino – opera per il bene del paziente e non per far rientrare i costi della sanità pubblica”. Di fronte al rischio “chiusura di tutti gli ospedali cattolici”, ventilato dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, è intervenuto (a scoppio ritardato) il ministro della Salute Beatrice Lorenzin annunciando che “incontrerà i rappresentanti delle strutture sanitarie private cattoliche, per condividere con loro opportune modalità applicative della legge”.


Alla luce “di questo grave vulnus normativo, volutamente ignorato in fase di approvazione della legge”, sempre Gandolfini si appella al presidente Mattarella chiedendogli di rinviare la legge al Parlamento “nella convinzione che tali norme confliggano con più disposizioni della Costituzione italiana”.


Fonte: Qui



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