Escobar – Le nuove Vie della Seta convergono verso un’Eurasia allargata

Escobar – Le nuove Vie della Seta convergono verso un’Eurasia allargata

La Russia è pronta a spingere per l’integrazione economica con altre regioni asiatiche in sintonia con l’iniziativa Belt and Road della Cina. Ce lo spiega l’analista ed esperto in affari asiatici Pepe Escobar aprendo una prospettiva su scenari pressoché sconosciuti in Occidente: i nuovi equilibri geopolitici tra Cina e Russia, che si pongono in aperta alternativa all’assetto strategico, ideologico e culturale attuale finora dominato dalle potenze occidentali. Uno scenario certamente da tenere d’occhio da vicino, soprattutto mentre l’ormai inevitabile crisi dell’impero americano, delle ideologie tradizionali materialiste, e lo sfacelo morale e politico dell’Unione Europea sono ormai sotto gli occhi di tutti.

Di Pepe Escobar, 12/15/2018

Il concetto di Eurasia allargata è da diversi anni oggetto di discussione ai più alti livelli del mondo accademico e della politica russa. Alcuni mesi fa questa linea diplomatica è stata discussa nel Consiglio dei Ministri russo e sembra destinata a essere certificata, senza fanfare, come la principale linea guida della politica estera russa per il prossimo futuro.

Il presidente Putin si è impegnato incondizionatamente affinché abbia successo. Già al Forum economico internazionale di San Pietroburgo nel 2016, Putin ha fatto riferimento a un’emergente “partnership eurasiatica”.

Ho avuto il privilegio di avere eccellenti scambi personali a Mosca con alcuni dei principali analisti e politici russi coinvolti nell’avanzamento della Grande Eurasia.

Tra questi, tre in particolare: Yaroslav Lissovolik, direttore del programma del Club di Valdai e esperto in politica ed economia del Global South; Glenn Diesen, autore della fondamentale Strategia geoeconomica della Russia per una grande Eurasia; e il leggendario professor Sergey Karaganov, decano della Facoltà di Economia Mondiale e Affari Internazionali presso la Scuola Superiore di Economia dell’Università Nazionale di Ricerca e presidente onorario del Presidium del Consiglio per la politica estera e di difesa, che mi ha ricevuto nel suo ufficio per una conversazione non ufficiale.

Il quadro per la Grande Eurasia è stato analizzato in dettaglio dall’indispensabile Club di discussione Valdai, in particolare durante Rediscovering the Identity, la sesta parte di una serie intitolata Toward the Great Ocean, pubblicata lo scorso settembre, redatta da un accademico esperto di estremo oriente, moderata da Leonid Blyakher della Pacific National University di Khabarovsk e coordinata da Karaganov, direttore del progetto.

Il cuore concettuale della Grande Eurasia è la svolta a est della Russia, o svolta verso l’Asia, in quanto sede dei mercati economici e tecnologici del futuro. Ciò implica che l’Eurasia allargata proceda in simbiosi con le nuove Vie della Seta cinesi, la Belt and Road Initiative (BRI). Tuttavia, questa fase avanzata del partenariato strategico Russia-Cina non significa necessariamente che Mosca trascurerà la miriade di stretti legami che ha con l’Europa.

Gli esperti russi di Estremo Oriente sono molto consapevoli dell’'”eurocentrismo di una parte considerevole delle élite russe“. Pressoché tutto il sostrato economico, demografico e ideologico della Russia è stato strettamente intrecciato con l’Europa per tre secoli. È indubbio che la Russia si sia ispirata all’alta cultura europea e al suo sistema di organizzazione militare. Ma ora, sostengono, in quanto grande potenza eurasiatica, è giunto il momento di trarre profitto da “una fusione originale e autosufficiente di molte civiltà“; la Russia non solo come snodo commerciale e di collegamento, ma come “ponte di civiltà“.

L’eredità di Gengis Khan

Ciò che le mie conversazioni, in particolare con Lissovolik, Diesen e Karaganov, hanno rivelato è qualcosa di assolutamente rivoluzionario – e praticamente ignoto in tutto l’Occidente; la Russia punta a stabilire un nuovo paradigma non solo in geopolitica e geoeconomia, ma anche a livello culturale e ideologico.

Le condizioni sono certamente mature per questo. L’Asia nord-orientale si trova in un vuoto di potere. La priorità dell’amministrazione Trump – così come la strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti – è il mero contenimento della Cina. Così, sia il Giappone che la Corea del Sud, lentamente ma inesorabilmente, si stanno avvicinando alla Russia.

L’approccio culturale degli analisti della Grande Eurasia, ripercorrendo il passato della Russia, potrebbe non risultare comprensibile in Occidente. ‘Verso il Grande Oceano‘, il rapporto di Valdai supervisionato da Karaganov, sottolinea l’influenza di Bisanzio, che “preservò la cultura classica e la combinò con il meglio della cultura orientale in un momento in cui,  nel Medioevo, l’Europa stava affondando“. Fu Bisanzio ad ispirare la Russia ad adottare il cristianesimo ortodosso.

Sottolinea anche il ruolo dei mongoli sul sistema politico russo. “Le tradizioni politiche della maggior parte dei paesi asiatici si basano sull’eredità dei mongoli. Sia la Russia che la Cina affondano le radici nell’impero di Gengis Khan“.

Se l’attuale sistema politico russo può essere considerato autoritario – o, come sostenuto a Parigi e Berlino, un esempio di “illiberalismo” – i principali accademici russi sostengono che un’economia di mercato protetta da una potenza militare snella ed essenziale funziona in modo più efficiente rispetto alle democrazie liberali occidentali, oggi profondamente in crisi.

Mentre la Cina si volge verso occidente in molteplici forme, la Grande Eurasia e la Belt and Road sono destinate a fondersi. L’Eurasia è attraversata da imponenti catene montuose come il Pamir e deserti come il Taklamakan e il Karakum. La migliore rotta via terra passa dalla Russia o attraverso il Kazakistan verso la Russia. In termini cruciali di soft power, il russo rimane la lingua franca in Mongolia, Asia centrale e Caucaso.

E questo ci porta alla massima importanza di una ferrovia transiberiana potenziata – l’attuale nucleo di connettività dell’Eurasia. Parallelamente, i sistemi di trasporto degli “stan” dell’Asia centrale sono strettamente integrati con la rete stradale russa; e tutto ciò è destinato a essere migliorato nel prossimo futuro con la ferrovia ad alta velocità costruita dai cinesi.

Anche l’Iran e la Turchia stanno sviluppando le loro proprie versioni di svolta asiatica. All’inizio dello scorso dicembre è stato approvato un accordo di libero scambio tra l’Iran e l’Eurasia Economic Union (EAEU). L’Iran e l’India sono anche intenzionate a stipulare un accordo di libero scambio. L’Iran è un grande attore nel Corridoio di trasporto internazionale Nord-Sud (INSTC), che è essenziale per favorire una più stretta integrazione economica tra Russia e India.

Il Mar Caspio, dopo un recente accordo tra i suoi cinque stati costieri, sta riemergendo come importante centro commerciale dell’Eurasia centrale. Russia e Iran sono impegnati in un progetto congiunto per la costruzione di un gasdotto in India.

Il Kazakistan mostra come la Grande Eurasia e la BRI siano complementari; Astana è membro sia di BRI che di EAEU. Lo stesso vale per la regione di Vladivostok, che rappresenta il varco all’Eurasia per la Corea del Sud e il Giappone, nonché per il punto di ingresso della Russia nel Nordest asiatico.

In definitiva, l’obiettivo regionale della Russia è quello di collegare le province settentrionali della Cina con l’Eurasia attraverso la Transiberiana e la Ferrovia orientale cinese – con una completa interconnessione tra Chita in Cina e Khabarovsk in Russia.

E in questo contesto, Mosca punta a massimizzare il rendimento sui gioielli della corona dell’Estremo Oriente russo; agricoltura, risorse idriche, minerali, legname, petrolio e gas. La costruzione di impianti di gas naturale liquefatto (GNL) a Yamal avvantaggia ampiamente la Cina, il Giappone e la Corea del Sud.

Lo spirito comunitario

L’eurasiatismo, inizialmente concepito all’inizio del XX secolo dal geografo PN Savitsky, il geopolitico GV Vernadsky e lo storico culturale VN Ilyn, tra gli altri, considerava la cultura russa come una combinazione unica e complessa di oriente e occidente, e il popolo russo come appartenente a “una comunità eurasiatica totalmente originale”.

Questo sicuramente è un concetto ancora attuale. Ma come sostengono gli analisti del Club Valdai, il nuovo concetto di Eurasia allargata “non è una chiusura all’Europa o all’Occidente”, ma si propone di includere almeno una parte significativa dell’UE.

La leadership cinese descrive la BRI non solo come una serie di corridoi di scambio, ma anche come una “comunità”. I russi usano un termine simile applicato alla Grande Eurasia; Sobornost (“spirito comunitario”).

Come ha sottolineato costantemente Alexander Lukin della Higher School of Economics ed esperto dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), ultimamente anche nel suo libro Cina e Russia: Il nuovo ravvicinamento, tutto questo riguarda l’interconnessione tra Eurasia, BRI, EAEU, SCO, INSTC, BRICS, BRICS Plus e ASEAN.

Gli intellettuali russi di spicco – dal Valdai Club alla Higher School of Economics – così come i migliori analisti cinesi, sono in sincronia. Lo stesso Karaganov ribadisce costantemente che il concetto di Grande Eurasia deriva, “congiuntamente e ufficialmente”, dal partenariato Russia-Cina; “Uno spazio comune per la cooperazione economica, logistica e informativa, la pace e la sicurezza da Shanghai a Lisbona e da Nuova Delhi a Murmansk“.

Il concetto di Eurasia allargata è, ovviamente, ancora in embrione. Ciò che hanno rivelato le mie conversazioni a Mosca è la sua straordinaria ambizione; posizionare la Russia come un crocevia geoeconomico e geopolitico chiave che colleghi i sistemi economici dell’Eurasia settentrionale, dell’Asia centrale e sud-occidentale.

Come osserva Diesen, la Russia e la Cina sono inevitabilmente diventate alleate a causa del loro “obiettivo condiviso di ristrutturare le catene del valore globali e sviluppare un mondo multipolare“. Non c’è da meravigliarsi se la spinta di Pechino a sviluppare piattaforme tecnologiche nazionali all’avanguardia sta provocando così tanta agitazione a Washington. E in termini di quadro generale, è perfettamente logico che la BRI sia armonizzata con la spinta alla connettività economica della Russia per la Grande Eurasia.

Tutto ciò è irreversibile. I cani da guardia del contenimento, delle sanzioni e persino della guerra possono agitarsi quanto vogliono, ma la spinta all’integrazione dell’Eurasia continuerà ad andare avanti.

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