Consumo di suolo in Italia: i dati allarmanti e la richiesta di una nuova legge

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Consumo di suolo in Italia: i dati allarmanti e la richiesta di una nuova legge
consumo di suolo


L’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, diffonde un report preoccupante circa i ritmi del consumo di suolo in Italia. Danni, rischi e prospettive.future.

Il consumo di suolo è una delle più irreversibili e insidiose problematiche ambientali. Avviene quando un’area agricola, naturale o semi-naturale viene antropizzata per creare aree urbane, spesso a bassa densità, infrastrutture, insediamenti commerciali, produttivi e di servizio.


Il suolo, però, è una risorsa naturale, limitata e non rinnovabile, essenziale per la sopravvivenza dell’uomo. Ma a che velocità si espande il consumo di suolo in Italia?


Secondo gli ultimi dati diffusi da ISPRA, ARPA e APPA, in occasione del convegno tenutosi lo scorso 26 marzo, non c’è da stare molto tranquilli.


Sul comunicato stampa disponibile sul sito ufficiale dell’ISPRA, si apprende come “non accenna a diminuire, anche nel 2012, la superficie di territorio consumato: ricoperti, negli ultimi 3 anni, altri 720 km2, 0,3 punti percentuali in più rispetto al 2009, un’area pari alla somma dei comuni di Milano, Firenze, Bologna, Napoli e Palermo”.


Nonostante la crisi, quindi, è ancora record e la velocità con cui si perde terreno si attesta a 8 m² al secondo.


Ma di chi è la colpa per il troppo consumo di suolo?


La colpa, si legge, non è solo dell’edilizia, “in Italia si consuma suolo anche per costruire infrastrutture, che insieme agli edifici ricoprono quasi l’80% del territorio artificiale (strade asfaltate e ferrovie 28% – strade sterrate e infrastrutture di trasporto secondarie 19%), seguite dalla presenza di edifici (30%) e di parcheggi, piazzali e aree di cantiere (14%)”.


La cementificazione effettuata dal 2009 al 2012 ha portato l’immissione in atmosfera di 21 milioni di tonnellate di CO2 – valore pari all’introduzione nella rete viaria di 4 milioni di utilitarie in più.


In termini assoluti, si stima che il consumo di suolo abbia intaccato ormai quasi 22.000 chilometri quadrati del nostro territorio.


A livello regionale, Lombardia e Veneto, con oltre il 10%, mantengono il “primato nazionale” della copertura artificiale, mentre Emilia Romagna, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia si collocano tutte tra l’8 e il 10%. I comuni più cementificati d’Italia rimangono Napoli (62,1%), Milano (61,7%), Torino (54,8%), Pescara (53,4%), Monza (48,6%), Bergamo (46,4) e Brescia (44,5).


Consumo di suolo: un tema già dibattuto


Ricordiamo che le problematiche inerenti al consumo di suolo non sono nuove. Più volte, ad esempio, Legambiente si è battuta per attirare l’attenzione su un fenomeno in continua crescita. Non ultimo, il libro L’insostenibile consumo di suolo di Ciro Gardi, Nicola Dall’Olio e Stefano Salata che approfondisce in modo specifico i problemi italiani, inseriti all’interno di uno scenario europeo.


Un suolo in condizioni naturali garantisce all’uomo i servizi ecosistemici necessari al proprio sostentamento: prodotti alimentari, servizi di regolazione climatica, controllo dell’erosione e dei nutrienti, protezione e mitigazione dei fenomeni idrogeologici, conservazione della biodiversità e tanto altro.


Pur essendo così ricco e importante, il terreno è anche una risorsa fragile, di cui spesso sottovalutiamo gli effetti negativi prodotti dalla sua spoliazione. Effetti che purtroppo iniziano a palesarsi solo quando diventano gravi e irreversibili.


I danni arrecati dal consumo di suolo


La trasformazione del suolo agricolo in cemento non produce impatti solo sui cambiamenti climatici, ma anche sull’acqua e sulla capacità di produzione agricola.


In questi 3 anni, a causa della cementificazione e quindi della conseguente impermeabilizzazione del suolo, abbiamo perso una capacità di ritenzione pari a 270 milioni di tonnellate d’acqua che, non potendo infiltrarsi nel terreno, deve essere gestita. In base a uno studio del Central Europe Programme, secondo il quale 1 ettaro di suolo consumato comporta una spesa di 6.500 euro, il costo della gestione dell’acqua non infiltrata in Italia dal 2009 al 2012, è stato stimato intorno ai 500 milioni di Euro.


La posizione di Legambiente


Il problema, a questo punto, è chiedersi che senso ha continuare a rubare terreno, producendo aree commerciali e residenziali, quando chi ha effettivamente bisogno di una casa, non può nemmeno permettersi di comprarla. Legambiente sottolinea ad esempio come si potrebbero sfruttare altre iniziative sostenibili volte piuttosto alla riqualificazione del patrimonio edilizio.


Damiano Di Simine, responsabile suolo di Legambiente, afferma come sia urgente “invertire la rotta, attraverso una strategia concertata: non si ferma il consumo di suolo per decreto, ma attraverso una politica economica più virtuosa e sostenibile. È ora di finirla di spolpare le casse pubbliche e il territorio per estendere più del dovuto la maglia stradale, bisogna lavorare sulle infrastrutture esistenti per migliorare l’efficienza, anche energetica, della mobilità e della logistica, con enormi vantaggi per l’ambiente e per l’economia”.


La nuova Petizione contro il consumo di suolo e la richiesta per la nuova legge


Sono state consegnate ieri al Presidente del Senato Pietro Grasso le oltre 82.000 firme raccolte dalla coalizione italiana #salvailsuolo. La consegna è stata l’occasione, per le associazioni promotrici, di chiede di “varare subito la legge nazionale contro il consumo di suolo e tolleranza zero all’abusivismo”


I ricercatori dell’Ispra hanno messo a punto anche un’App per segnalare nuove perdite di terreno: attraverso uno smarthphone, basta inserire coordinate e foto per vederle subito on line sulla mappa dell’Ispra (www.consumosuolo.isprambiente.it).


(Foto: isprambiente.gov – Coldiretti)

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