COME NON BASTASSE, L’UE FA CASSA CON L’AMBIENTE: NUOVA TASSA SULLA PLASTICA

COME NON BASTASSE, L’UE FA CASSA CON L’AMBIENTE: NUOVA TASSA SULLA PLASTICA



Roma – Sembra una misura pro ambiente, ma di fatto è un passo importante verso quell’indipendenza fiscale che è il sogno dell’Unione europea.


Alle «risorse proprie», cioè entrate che non dipendono dai trasferimenti degli stati membri, che già oggi sostegno le istituzioni di Bruxelles presto se ne aggiungerà un’altra. Una tassa sulla plastica. La voce girava da tempo nei palazzi europei, poi la conferma del commissario responsabile del Bilancio Guenther Oettinger.


Ieri la certezza che l’argomento sarà all’ordine del giorno alle prossime riunioni della Commissione europea. L’obiettivo ufficiale è appunto stimolare la riduzione dei rifiuti plastici. Gli europei ne producono troppi. Fino ad oggi è andata bene perché la Cina li ha importati come materia prima.


Oggi il gigante asiatico ne produce a sufficienza e non c’è bisogno della plastica made in Europe. I rifiuti rimarranno quindi nel Vecchio continente e gli stati dovranno darsi da fare per disfarsene. Inutile illudersi, il riciclo potrà risolvere parte dei problemi, ma la gran parte finirà tra i rifiuti.


Ma oltre alla motivazione ecologista, se ne nasconde una meno nobile. Le entrate extra della tassa andranno a finanziare l’Europa, come già avviene per parte delle imposte indirette che gravano sui consumatori europei (la nostra Iva).



L’Ue, insomma, cerca di fare cassa. Le entrate attese potrebbero coprire parte del buco nel bilancio europeo causato dalla Brexit. Quindi circa sei miliardi, visto che le mancate entrate da Londra ammonteranno a circa 12 miliardi.


La tassa non piace a tutti. Il governo di centrodestra dell’Austria si è schierato contro. Uno degli aspetti più critici riguarda a chi applicare la nuova tassa. Prevale l’idea di farla pagare alle aziende che producono plastica.


Ma sono contrari i grandi Paesi manifatturieri come la Germania. L’alternativa è fare pagare la tassa direttamente ai consumatori. Non è ancora stato deciso, ha assicurato Oettinger nei giorni scorsi. La controindicazione di una imposta applicata sui beni finali, è dare un altro argomento agli euroscettici.


Pochi cittadini europei, saranno disposti a credere alla motivazione pro ambiente di fronte a un balzello su un giocattolo, su un imballaggio o sulle buste di plastica. Il governo italiano lo sa bene. Perlomeno la norma europea serve a scoraggiare l’uso di plastica. Quella italiana sancisce l’obbligo.


Fonte: qui



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