Cene pagate con i soldi del Comune, l’ex sindaco Ignazio Marino condannato a due anni

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Cene pagate con i soldi del Comune, l’ex sindaco Ignazio Marino condannato a due anni
Cene pagate con i soldi del Comune, l’ex sindaco Ignazio Marino condannato a due anni

L'ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, è stato condannato in appello a due anni di reclusione. Accusato di peculato e falso, la corte d'Appello ha ribaltato la sentenza di assoluzione arrivata nel primo grado di giudizio per l'ex primo cittadino della Capitale in merito al caso scontrini. Accolta la richiesta della procura di Roma. I giudici hanno invece confermato l'assoluzione per la contestazione di truffa in merito al caso della onlus ‘Imagine'. Fra novanta giorni saranno pubblicate le motivazioni della sentenza.

Secondo gli inquirenti Marino ha "utilizzato la carta di credito del Comune per spese voluttuarie al solo fine di soddisfare bisogni personali". Per questo la procura di Roma impugnò la sentenza di assoluzione. Il caso degli scontrini, che costò all'ex sindaco la sfiducia da parte del suo partito, il Partito democratico, e le conseguenti dimissioni riguarda 56 rendiconti di spese in totale, soprattutto cene. Dodicimila euro in totale, i soldi spesi e contestati a Marino.

L'ex sindaco fu assolto il 9 gennaio di un anno fa. Il giudice sottolineò che Marino non aveva commesso alcun reato, ma da parte sua c'era stata "imprecisione e superficialità".  "Il giudicante – si legge nel dispostitivi della sentenza formulata dal gup Pierluigi Balestrieri – ritiene che le evidenze siano insufficienti per ritenere l'indubitabile prova dell'uso privatistico da parte di Marino delle risorse pubbliche affidategli attribuite attraverso la carta di credito. Appare evidente che eventuali errori dichiarazioni giustificative non sono suscettibili di rivestire alcuna rilevanza in questa sede penalistica potendo tutt'al più costituire indice di un sistema organizzativo improntato a imprecisione e superficialità".

Gli avvocati di Marino: "Sua responsabilità inesistente"

"La responsabilità di Marino è inesistente", ha dichiarato il legale del chirurgo genovese, l'avvocato Enzo Musco, nel corso della sua arringa difensiva. Secondo l'avvocato "si ha l'impressione, leggendo l'atto di appello, che la procura consideri il sindaco della Capitale d'Italia, una sorta burocrate che lavora a tempo per cene. Marino è riuscito a far guadagnare alla Capitale somme ben superiori alle modeste spese di rappresentanza sostenute. In soli 28 mesi da sindaco ha dimostrato come si potesse cambiare il volto di una città". I giudici, evidentemente, non hanno accolto la richiesta dell'avvocato Musco.

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