C’è la Raffineria di Gela dietro i bambini morti o nati con malformazioni?

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C’è la Raffineria di Gela dietro i bambini morti o nati con malformazioni?
raffineria di gela

Non si parla molto, sui giornali o in tv, della Raffineria di Gela. Nemmeno quando è stato richiesto il rinvio a giudizio di 5 ex dirigenti della società, controllata da Eni. Eppure, se le accuse venissero confermate, si parla di un disastro sanitario gravissimo. Al punto che anche il Guardian se n’è occupato nei giorni scorsi, ricostruendo la vicenda del polo petrolchimico siciliano.


Nata nel 1963, la raffineria è stata dismessa definitivamente nel 2014. Gli abitanti, colpiti da malformazioni e malattie rare nel corso dei 54 anni di attività dell’azienda, sono convinti che tali disturbi siano provocati dall’inquinamento dello stabilimento.


Già nel 2013 ci eravamo occupati di un caso di inquinamento delle acque marine.


“L’inferno dei bambini”: la Raffineria di Gela sotto accusa nel 2015

Nel 2015, l’Espresso pubblicava un’inchiesta sulla Raffineria di Gela con un titolo inequivocabile: “L’inferno dei bambini”. Sul settimanale veniva rivelata una perizia medica che metteva in relazione le malformazioni dei bambini della città siciliana con l’inquinamento ambientale provocato dal petrolchimico.



«I periti – scriveva il giornalista Emiliano Fittibaldi – professori di fama nazionale e internazionale, hanno individuato una dozzina di casi “positivi”, bimbi e ragazzini che hanno visitato e studiato per due anni con deformazioni che hanno colpito gli organi genitali o i piedi, le mani o il midollo spinale, il cervello o la bocca».


In una delle relazioni, si legge che “il collegio della commissione tecnica d’ufficio all’unanimità”, si rammarica della mancata realizzazione di “uno studio di elevata qualità”, che avesse stabilito una “relazione causale tra sostanze chimiche prevalenti nel comune e alcune malformazioni”.


In particolare, la commissione riteneva che “la possibilità che la spina bifida di Kimberly Scudera sia stata favorita dalla presenza nell’ambiente (aria, acqua, alimentazione) di sostanze chimiche prodotte dal polo industriale sia del tutto concreta, sia per effetto individuale che per effetto sinergico tra loro”.


La relazione era stata depositata a luglio 2015 nell’ambito di un procedimento civile, che vedeva contrapposte circa venti famiglie all’Eni. I genitori chiedevano risarcimenti economici e rimborso delle spese mediche per i propri figli, vittime di inquinamento. Malgrado la relazione, però, il processo si è concluso con un nulla di fatto.


All’epoca, la risposta dell’Eni è stata laconica:


«Tutti gli studi finora eseguiti non hanno fornito evidenze scientifiche apprezzabili circa la sussistenza di un nesso tra le patologie e l’impatto ambientale delle attività industriali del nostro stabilimento. Anche la consulenza tecnica d’ufficio del luglio 2015 mostra importanti limiti a livello metodologico».


Il rinvio a giudizio per i responsabili della Raffineria di Gela


A novembre di quest’anno, la procura ha chiesto il rinvio a giudizio per “Raffineria di Gela spa” e per 5 suoi dirigenti: amministratori delegati e responsabili del settore “Soi”. I cinque sono accusati di inquinamento ambientale e gestione illegale di rifiuti. All’azienda, invece, i pm attribuiscono degli illeciti amministrativi. Se condannati, i manager potrebbero scontare pene in carcere fino a 6 anni


Le indagini, condotte dalla sezione di polizia giudiziaria della Guardia costiera e dal nucleo operatori subacquei del Corpo delle Capitanerie di porto, hanno scoperto un “deposito incontrollato” di rifiuti solidi semi sommersi. Il giacimento, individuato nei fondali adiacenti al porto, sarebbero di natura pericolosa.


Videoregistrazioni subacquee hanno rilevato tubi per ponteggi abbandonati, pezzi di impalcature, tubazioni dismesse, fusti metallici la cui natura è ancora da definire.


L’Eni, contattata dal Guardian, ha dichiarato di restare “in attesa della decisione del giudice”, ma che “confidiamo nel lavoro dei nostri manager di Gela”. Dalla multinazionale hanno inoltre ribadito che “non ci sono prove che le malformazioni sono state causate dalla raffineria di Gela. E indicano nello “smog o in altre sostanze presenti nell’aria” le possibili ragioni della crisi sanitaria affrontata dalla popolazione.


Fontanella: “Una tragedia quotidiana”


Riportando la notizia della richiesta di rinvio a giudizio, il quotidiano britannico Guardian spiega che “tutti gli abitanti di Gela conoscono almeno una persona che è stata colpita dalla crisi sanitaria che ha attanagliato la città per decenni”.


L’inviato del giornale delinea la tragica situazione:


«Il tasso di mortalità è più elevato di qualunque altro luogo sull’isola. E la città ha un tasso insolitamente alto di difetti congeniti alla nascita, tra cui la percentuale più elevata al mondo di una rara malformazione dell’uretra».


Per questo e altri problemi “le popolazioni locali hanno dato la colpa all’inquinamento per molto tempo. E uno studio del 2011 del servizio sanitario italiano ha tratto conclusioni simili: ogni anno, dozzine di bambini muoiono in grembo o a una settimana dalla nascita per via delle complicazioni causate dalla contaminazione ambientale”.


Il Guardian ha inoltre intervistato Luigi Fontanella. Avvocato, dal 2007 raccoglie le testimonianze delle persone residenti nei pressi della raffineria di Gela, sul loro stato di salute. Fontanella ha scoperto che centinaia di bambini sono nati con ipospadia (la malformazione dell’uretra), palatoschisi (labbro leporino) e spina bifida.


«C’erano tragedie all’ordine del giorno, in città – spiega Fontanella – Tutti a Gela avevano un parente, un amico e spesso un figlio che soffriva di disturbi molto gravi».



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