Alimenti (anche BIO) vengono irradiati con isotopi nucleari perdendo le proprietà nutrizionali e sviluppando tossine

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Alimenti (anche BIO) vengono irradiati con isotopi nucleari perdendo le proprietà nutrizionali e sviluppando tossine

L’irraggiamento degli alimenti è un processo molto diffuso di cui si parla poco ma che distrugge le qualità nutrizionali del cibo. Ecco cos’è, gli alimenti a rischio e perché è importante conoscere queste informazioni.

Molti degli alimenti che compriamo pensando che siano crudi, quindi con i loro nutrienti vivi, hanno invece subito un processo indicato eufemisticamente come “pastorizzazione a freddo”, ovvero l’irraggiamento degli alimenti con radiazioni ionizzanti. Il risultato del quale è trasformare un alimento vivo in un alimento morto. In molti casi, è facile capire se il prodotto che abbiamo comprato è vivo o no, in altri casi i test da fare sono più complicati, e spesso non alla portata del consumatore medio. Questo, secondo noi, è di per sé un fatto gravissimo, perché riguarda un tema importante come l’alimentazione, e perché pensiamo che le persone debbano essere informate e scegliere consapevolmente e liberamente quale cibo comprare.


I pericoli dell’irraggiamento dei cibi


Le radiazioni nucleari sono entrate prepotentemente, ma in sordina, nel mercato alimentare. Nel caso della “pastorizzazione a freddo”, gli alimenti sono trattati con radiazioni elettromagnetiche ionizzanti, provenienti dagli isotopi radioattivi Cobalto 60 (radiazione gamma con un’energia di 1,3 MeV) – di gran lunga il più usato – e Cesio 137 (radiazione gamma con un’energia di 0,66 MeV). Oppure con radiazione X di alta energia (10 MeV). Un altro tipo di trattamento avviene con fasci di elettroni accelerati con energia di 5 MeV. Diciamo ora come avviene il processo, quali modifiche apporta ai prodotti trattati, e su quale normativa internazionale si basa questa vasta e inquietante operazione. [1]


L’irraggiamento alimentare espone il cibo all’equivalente di 30 milioni di radiografie toraciche. L’irraggiamento crea nuovi prodotti chimici negli alimenti chiamati prodotti radiolitici. Alcuni di questi prodotti sono noti sostanze cancerogene (come il benzene nel manzo irradiato). Altri sono unici per il processo di irradiazione e nessuno sa quali effetti hanno sulla salute umana. [2]


L’irraggiamento distrugge vitamine essenziali e sostanze nutritive che sono naturalmente presenti negli alimenti. Non sono stati condotti studi per dimostrare che una dieta a lungo termine degli alimenti irradiati sia sicura. Esistono alternative sicure e ben testate all’irradiazione.


Gli impianti di irradiazione pongono minacce ambientali ai lavoratori e alle comunità circostanti. Il trasporto di materiali nucleari alle strutture di irradiazione pone anche gravi rischi per la salute pubblica.


Banana irraggiata

Una banana biologica Fairtrade al “giusto punto di maturazione” e uno spicchio d’aglio fotografato in dicembre, quando avrebbe dovuto essere in piena fase di germogliamento. La parte centrale della banana sembra cotta e il germoglio dell’aglio è chiaramente morto. Il sapore della banana è poco gradevole, quasi di muffa. L’odore dell’aglio è decisamente ripugnante.  Dal Rapporto sui cibi irradiati dell’Istituto Superiore della Sanità: “Per quanto riguarda i caratteri organolettici, si manifestano variazioni di colore, odore, sapore e consistenza dovute essenzialmente alle trasformazioni indotte dalle radiazioni sui costituenti dell’alimento. I raggi gamma provocano reazioni di ossidazione e riduzione, polimerizzazioni con liberazione di acido solfidrico e formazione di vari solfuri organici, probabilmente derivati dal glutatione, responsabili di odori sgradevoli.”


L’irraggiamento danneggia la qualità del cibo


Gli alimenti che sono stati esposti alle radiazioni ionizzanti hanno nutrienti di seconda classe e la “freschezza contraffatta”. I grassi irradiati tendono a diventare rancidi. Anche a basse dosi, alcuni alimenti irradiati perdono il 20% di vitamine come il complesso C, E, K e B. Poiché l’irraggiamento rompe le pareti delle cellule alimentari, si verifica una perdita di vitamine durante lo stoccaggio maggiore fino all’80%. Ironia della sorte, l’irraggiamento sia crea radicali liberi dannosi sia distrugge le vitamine antiossidanti necessarie per combatterle.


L’irraggiamento produce sottoprodotti tossici nel cibo


La radiazione ionizzante colpisce gli elettroni degli atomi e crea radicali liberi. Questi radicali liberi reagiscono con i componenti alimentari, creando nuovi prodotti radiolitici, alcuni dei quali sono tossici (benzene, formaldeide, lipidi perossidi) e alcuni dei quali possono essere unici per gli alimenti irradiati. Nessuno conosce l’impatto a lungo termine di mangiare quantità sconosciute di questi cibi danneggiati.


Gli studi sugli animali nutriti di alimenti irradiati hanno mostrato aumento dei tumori, insufficienza riproduttiva e danni renali. Anomalie cromosomiche si sono verificate nei bambini dell’India che sono stati nutriti a base di frumento appena irradiato.


L’irraggiamento con materiali radioattivi è un pericolo ambientale


In Georgia l’acqua radioattiva è sfuggita ad un impianto di irraggiamento; i contribuenti erano bloccati con 47 milioni di dollari in costi di pulizia. Nel New Jersey, l’acqua radioattiva fu versata in scarichi che si svuotavano nel sistema fognario pubblico. Alcune comunità vogliono aumentare i rischi di ospitare gli impianti di irradiazione e il trasporto periodico di materiali radioattivi da e verso gli impianti.


L’irraggiamento è una soluzione rapida con conseguenze a lungo termine


L’irradiazione non uccide tutti i batteri; quelli che sopravvivono sono resistenti alle radiazioni. Eventualmente questi batteri richiederanno dosi più elevate di radiazioni. L’irradiazione non uccide il batterio che provoca botulismo o virus. Non può essere usato sui prodotti lattiero-caseari, una delle principali fonti di avvelenamento alimentare.


L’irraggiamento non risolve il problema, ma lo copre


In un sondaggio nazionale del CBS del 1997, il 77% dei consumatori statunitensi non voleva cibo irradiato. Questa resistenza pubblica è il motivo per cui le associazioni del settore alimentare stanno progettando per eliminare tutti i requisiti per l’etichettatura degli alimenti irradiati. L’irraggiamento non è l’unica opzione per fornire cibo pulito e sostenibile. La pulizia di macerie sporche, la diminuzione delle linee di trasformazione, un allevamento sostenibile basato sul libero pascolo e l’incoraggiamento dell’agricoltura locale e biologica sono solo alcune proposte che possono portare a soluzioni di sicurezza alimentare a lungo termine senza i rischi dell’irraggiamento.


Normative e cibi a rischio di irraggiamento


Gli alimenti sono portati presso una stazione di trattamento, posti su un nastro trasportatore, che passa all’interno di una camera opportunamente schermata, nella quale vengono irradiati ricevendo una dose di radiazione che dipende dal tipo di alimento, secondo quanto stabilito da minuziose norme, emesse dalla Codex Alimentarius Commission di cui parleremo più avanti. Le motivazioni, apertamente espresse per giustificare questo orribile procedimento, sono diverse per i diversi prodotti e riguardano l’eliminazione di batteri per le carni, di uova d’insetto e larve per i prodotti secchi – come spezie, erbe aromatiche, cereali, legumi e frutta secca – e l’inibizione del germogliamento nei bulbi, nei tuberi e nei frutti freschi.


Anche se l’eliminazione di pericolosi parassiti e patogeni viene indicata come un grande beneficio per il consumatore, lo scopo centrale – apertamente dichiarato – per produttori e distributori è quello di prolungare la vita commercialmente utile del prodotto (indicata in inglese come shelf life). Poi ci sono naturalmente gli interessi della opulenta industria nucleare che con questi trattamenti può invadere un altro appetitoso settore civile, oltre a quello delle centrali a fissione, delle attrezzature mediche per radioterapia e degli impianti di “sicurezza” negli aeroporti. E il business degli alimenti sembra essere grande, perché negli ultimi 10 anni sono nati nel mondo migliaia di nuovi impianti.


Nell’ambito della normativa europea, che consente l’irraggiamento di 60 prodotti alimentari, ci risulta che l’Italia abbia autorizzato soltanto il trattamento anti-germogliamento per agli, cipolle e patate, oltre alla sterilizzazione per erbe aromatiche, spezie e condimenti vegetali essiccati.


Non ci aspetteremmo quindi di trovare nei negozi e nei supermercati frutta o fagioli secchi irradiati. E invece, non solo ne troviamo in grande quantità, perfino nei negozi che vendono esclusivamente alimenti biologici, ma essi sono sistematicamente venduti senza la etichettatura prescritta per legge, e quindi senza che chi compra possa liberamente scegliere fra un prodotto vivo e uno irradiato. Ma non dobbiamo meravigliarci di trovare tanti alimenti irradiati dato che, anche ammettendo che i produttori italiani rispettino i limiti imposti sui prodotti nazionali, l’Italia importa ormai un’altissima percentuale di prodotti alimentari. E la cosa più allarmante è che questo fenomeno è andato crescendo fortemente negli ultimi anni, in maniera nettamente visibile nel caso della frutta importata, e in maniera meno visibile, ma facilmente riscontrabile, nel caso di legumi secchi importati.


Le trasformazioni in un alimento irradiato e il principio di precauzione


È importante a questo punto cercare di capire quali sono le possibili trasformazioni che l’irraggiamento può apportare agli alimenti, in particolare a quelli vivi. L’approccio “scientifico” alla questione è decisamente empirico e riduzionista e, guarda caso, attento agli interessi delle corporazioni del Big Food: si limita a controllare la dose di radiazione assorbita e i danni totali causati ai “nemici” che si vogliono distruggere, quali batteri, insetti ed embrioni vegetali, sui quali si è usata la stessa precisione e delicatezza che un bombardiere avrebbe su un obiettivo militare.


È probabile che chi legge possa trovarsi d’accordo sul fatto che i “cattivi” batteri vadano comunque eliminati, e che si preoccupi principalmente degli effetti collaterali di questo bombardamento. A questo punto, ci corre l’obbligo di spezzare una lancia a favore dei tanto vituperati e perseguitati batteri, per la lotta ai quali è stata addirittura creata la categoria farmacologica degli antibiotici.


L’organismo di una persona adulta sana è costituito da circa 30 mila miliardi di cellule, e contiene circa 40 mila miliardi di batteri. [3] Questi ultimi, costituiscono il microbiota umano, indispensabile alla vita dell’organismo, ogni squilibrio del quale arriva a causare gravi patologie. Siamo ancora sicuri che i batteri siano così cattivi? L’idea, che il pensiero dominante ha installato nelle nostre menti, è che si debba dare la caccia al batterio, come il responsabile di quasi tutte le patologie, così come si deve combattere il terrorista islamico, responsabile dei mali del pianeta.


Il benessere non si raggiunge con la distruzione dei batteri, ma con il raggiungimento di una convivenza equilibrata fra le specie, e a questo equilibrio provvedono la corretta alimentazione e lo stesso organismo. Nel caso poi dell’irraggiamento finalizzato a ritardare il processo di maturazione nella frutta e di germogliamento nei bulbi, il fatto che le radiazioni rompano in modo innaturale e imprevedibile le macromolecole di un sistema biologico, interrompendo i processi biochimici in corso, è presentato come un fatto privo di conseguenze. Ma la domanda è: si conoscono le conseguenze per la persona che si ciberà di quegli alimenti le cui molecole sono state macellate dalle radiazioni, producendo mostruosi cataboliti che, ammesso che esistano in natura, sono di certo molto rari, che probabilmente il sistema immunitario del malcapitato organismo non riconoscerà, e che sarà quindi costretto ad attaccare come corpi estranei? Dove diavolo è finito il principio di precauzione?


Le istituzioni mondiali che vegliano sulla nostra salute


A questo punto, ci si chiede su quale normativa internazionale si basi tutta questa scellerata operazione. La Codex Alimentarius Commission (CAC), creata nel 1963 da FAO e OMS allo scopo dichiarato “di proteggere la salute dei consumatori e assicurare la correttezza degli scambi internazionali di alimenti” ha oltre 20 comitati di esperti ed emette periodicamente rapporti in cui sono fissate e aggiornate le normative. Ma tutto lascia intendere che la CAC (nomen omen!) si preoccupi molto più del business commerciale che della salute dei consumatori. Molto attenta a questioni irrilevanti – come si legge su Wikipedia – del tipo «i canoni che stabiliscono quando un pesce può portare l’etichetta ‘sardina’, o quanto burro di cacao deve essere presente nel cioccolato perché sia ‘vero’ cioccolato, o ancora quanta buccia può essere tollerata in una scatola di ‘pomodori pelati’ interi». Invece, quando si tratta di applicare l’ovvio principio di precauzione su questioni cruciali, quale ad esempio la presenza di diserbanti e dei loro metaboliti negli alimenti, la CAC è sistematicamente ancorata alla visione mainstream, a sua volta ampiamente controllata dalle multinazionali degli alimenti. Per esempio, non vengono presi in seria considerazione l’inquinamento da glifosato e quello da alluminio che, come è stato ampiamente dimostrato in esaurienti lavori scientifici [4], sono correlati direttamente a gravi malattie neurodegenerative che iniziano proprio con una grave disbiosi, cioè con una perdita dell’equilibrio del microbiota umano.


Questa poca attenzione da parte della CAC è tanto più sospetta, a fronte di una dilagante pandemia di disbiosi umana e animale, testimoniata da un aumento vertiginoso di malattie come Candidosi, Celiachia, Sindrome dell’Intestino Irritabile (IBS), Morbo di Crohn, Morbo di Alzheimer, Autismo. [5]


Inoltre, tutti questi dati epidemiologici risultano in perfetta correlazione con un mercato dei probiotici in crescita del 10% l’anno. [6] Quindi siamo di frontesimultaneamente a:


  1. patologie gravi imputabili ad alterazioni del microbiota intestinale;

  2. presenza sempre più massiccia nell’ambiente e in agricoltura di sostanze tossiche che inducono la disbiosi intestinale;

  3. forte crescita del mercato dei probiotici, come risposta – solo di una parte di consumatori e medici attenti e consapevoli – alle patologie di cui al punto (2).

Ci si aspetterebbe, da una commissione mondiale di esperti che dice di perseguire la salute dei consumatori, che si cominciassero a studiare queste correlazioni e a mettere in discussione l’uso di certe tecniche agricole e di trattamento degli alimenti. Invece, su questi punti, dalla CAC vengono solo rassicurazioni. Come abbiamo potuto vedere nella vicenda dell’autorizzazione in ambito europeo per l’uso del glifosato, tutto si è giocato sul dilemma “cancerogeno sì / cancerogeno no”, come se la parola cancerogeno avesse un significato scientificamente compiuto, e come se l’unico rischio concreto fosse il cancro, le malattie neurodegenerative essendo nella visione di Bruxelles problemi secondari. [7]


Il possibile rischio di ingerire alimenti radioattivi


Ma, oltre a tutti i rischi citati e ampiamente sottovalutati dalla CAC, dobbiamo citarne un altro, forse remoto, ma ancora più grave e terrificante, sul quale la società civile dovrebbe chiedere alle autorità competenti che venga immediatamente aperta un’indagine e siano fatte tutte le necessarie verifiche. Parliamo di possibili reazioni di fissione nucleare negli alimenti trattati, impossibili da verificarsi come effetto degli irraggiamenti gamma, ma che potrebbero essere indotte dalla eventuale presenza, nella sorgente, di scorie radioattive che emettano neutroni ad alta energia. [8]


In questo caso, non si avrebbero solamente i danni – pur gravissimi e ancora tutti da studiare – a livello biochimico, ma si arriverebbe alla possibile trasmutazione o rottura di nuclei, con la formazione di radionuclidi, che noi ingeriremmo con gli alimenti. Anche se il fenomeno fosse di piccolissima entità, vanno tenuti presenti gli effetti letali derivanti dall’ingestione di quantità, anche infime, di isotopi radioattivi.


Sappiamo che il Cobalto 60 è un radioisotopo artificiale, volutamente prodotto in speciali reattori dalla trasmutazione del Cobalto 59, ma sappiamo anche che piccole quantità di Co-60 si trovano nelle scorie dei reattori nucleari, come sottoprodotto non voluto dell’attivazione di isotopi del ferro. E non possiamo escludere che, con l’aumento del business delle sorgenti di Co-60, si possa tendere ad introdurre intenzionalmente del Co-59 in un grande reattore per la produzione di energia, al fine di avere una produzione a basso costo di questo radioisotopo. A questo punto, come essere sicuri a priori che un Co-60 così prodotto sia esente da scorie contenenti radionuclidi che emettono neutroni in grado di indurre una fissione nei nuclei dell’alimento? Anche se questa ipotesi può apparire eccessiva, non è affatto campata in aria, visto che a gestire questo traffico di impianti mortiferi sono delle multinazionali che, notoriamente, per aumentare il fatturato, praticano tutto il possibile, e spesso anche l’impossibile.


Bibliografia
[1] MeV sta per Mega-elettron-Volt ed è un’unità di misura dell’energia che si usa nelle reazioni su scala atomica e nucleare. La lunghezza d’onda di una radiazione elettromagnetica è tanto minore, quanto maggiore è la sua energia. Nel caso del Co-60 che emette un raggio gamma di 1,3 MeV la lunghezza d’onda è circa 1 pm, ovvero un miliardesimo di millimetro.
[2] The Dangers Of Food Irradiation – From Dr. Gayle Eversole, PhD, ND – rense.com
[3] National Geographic Italia: “Quanti batteri abbiamo in corpo?” http://www.nationalgeographic.it/scienza/2016/01/15/news/ quante_cellule_ci_sono_nel_corpo_umano_-2928794/?refresh_ce
[4] “Aluminum and Glyphosate Can Synergistically Induce Pineal Gland Pathology: Connection to Gut Dysbiosis and Neurological Disease”, Agricultural Sciences, 2015, 6, 42-70. Disponibile in inglese su: http://dx.doi.org/10.4236/as.2015.61005
[5] A titolo di esempio, si veda un recente lavoro sul legame tra morbo di Alzheimer e disbiosi intestinale: “Role of gut microbiota and nutrients in amyloid formation and pathogenesis of Alzheimer disease” https://www.researchgate.net/publication/ 308179725_Role_of_gut_microbiota_and_nutrients_in_amyloid_formation_and_pathogenesis_of_Alzheimer_disease
[6] “Probiotici tra clinica, mercato e sicurezza”, disponibile in pdf su www.sied.it/files/Probioticitraclinicamercatoesicurezza.pdf
[7] C’è da dire, a parziale onore del nostro paese, che sull’irraggiamento degli alimenti il nostro Istituto Superiore di Sanità in un suo rapporto ha mosso molte critiche e posto molti interrogativi, ben descritti nell’articolo di Piero Nuciari “L’irraggiamento degli alimenti e la tutela dei consumatori” http://www.pieronuciari.it/wp/lirraggiamento-degli-alimenti-e-la-tutela-dei-consumatori/
[8] Gli alimenti radio-zombie di MARIA HEIBEL, PAOLO DESANTIS E ROBERTO GERMANO

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